In tema di festività natalizie e di rigore del clima, posso non ricordarla?
I grandi scrittori e drammaturghi trattano temi di rilevanza universale: il caro Erasmo da Rotterdam, per esempio, scrisse quel magnifico saggio intitolato ”Elogio della follia” e Cervantes della cavalleria e della sua illusione immaginifica.

Io, molto più sommessamente, mi accontento di scrivere poche e dimesse righe sull’ ”elogio della fracera”, un oggetto povero, semplice e scarno di infantile memoria. C’era una volta la…”fracera”: attorno ad essa, nelle lunghe sere invernali, si riuniva, in pace e serenità, la famiglia, quella con la F maiuscola. La ricordo a casa di mia zia Marietta la quale aveva il compito di prepararla ed accenderla (rito di cui era gelosissima), riempiendola di cinisa o di craunèdda. Ed era gelosa anche della paletta (lu palittinu), che usava per “scazzicare” ed accucciare la cenere. Io guardavo, con la fantasia del bambino, quella polvere grigia incandescente,che emanava calore ed uno strano odore, affascinato, cercando di strappare alla padrona di casa, per pochi secondi, il monopolio su di essa e “lu palittinu“.
Quanti discorsi e quante parole, mentre si riscaldavano le stanche membra al calore della carbonella (successivamente, qualcuno più “fortunato”, ascolterà la radio attorno a quel calore). Il nonno, che raccontava storie della sua giovinezza o, per attrarre l’attenzione soprattutto dei bambini, quelle di fate, draghi e del “lauru”. La nonna, invece, recitava il rosario e tutti i membri della famiglia rispondevano,in cantilena,nel contorno del più religioso dei silenzi, mentre la testa dei più piccoli, prima tentennava per poi declinare definitivamente, con gli occhi chiusi per il sonno. Erano racconti di divertimento e di insegnamento, parabole e scherzi… le tipiche storie che poteva raccontare questo popolo di cafoni, fiero ed orgoglioso, onesto e irriducibile, burlone quanto basta, ma anche molto “testa dura” e di buon senso (tesoro oggi perduto).

Il calore che emanava dal braciere ci accomunava e ci disponeva a comunicare fra di noi, ad interagire tra noi, a raccontare barzellette, le vicende della vita, tutti i nostri pensieri, tutto il nostro vissuto, affanni, amori, tormenti, soddisfazioni, gioie e pene: diversamente da oggi, i cui componenti della famiglia non si incontrano,moltissime volte, neppure a pranzo e a cena, mentre il caldo e il tepore del termosifone non ci dispongono a stare vicini ed insieme, a sentire il vero calore, l’umore, l’odore dell’altro. La fracera oggi non c’é più: dimenticata ed abbandonata in qualche angolo della soffitta o della cantina o buttata via, come tutte le cose che non servono più in questo secolo di progresso all’indietro.

Ora ci sono i termosifoni, la tv, i pc, le cuffie dell’ipod nelle orecchie, i cellulari e tutti sono diventati muti e sordi mentre digitano, simili ad automi senza cervello, sulle varie tastiere, anche mentre camminano, che la generosa tecnologia ci ha dispensato… ma sono diventati anche più rimbecilliti.