Avvicinandosi la processione dei Misteri ecco la troccola. Impariamo a conoscerla

Chissà quanti da bambini, come chierichetti, hanno impugnato questo oggetto nella sagrestia della chiesa,scuotendolo per farlo “suonare”…magari per curiosità. Per conoscerlo ,riporto alcuni passi di un bell’articolo di Peppino Di Nunno del 2013 che ringrazio:

La Troccola è uno strumento liturgico sacro del Venerdì Santo, presente nei riti del Venerdì Santo in tutta la Puglia, da San Severo, dal Gargano (San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo) al Salento, a Taranto con i Troccolanti, nell’Italia meridionale, in particolare nella Sicilia, dove, a Siracusa, viene detto che “Lu Venniri è di lignu la campana” (Il Venerdì è di legno la campana), che sostituisce nei riti cristiani le campane che tacciono nel giorno della Crocifissione e Morte di Gesù.Era l’ora nona, quando ” si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio” ( Marco, cap, 15, 33), quando Gesù spirò e “il velo del tempio si squarciò in due, la terra si scosse” (Matteo, 27,51) in quel fragore della storia, evocato dalla Troccola. Quando la banda suona, la troccola viene messa dal troccolante sotto il mantello per non farla vedere se non nell’impugnatura.
Quando la banda smette di intonare le classiche marce funebri tipiche della processione dei misteri del Venerdi Santo, la troccola riprende il ruolo conduttore della processione e dell’intero cerimoniale.Nelle nostre processioni i suoni dominanti sono essenzialmente due, la musica della banda e il suono della troccola. Tutti i nomi in cui lo strumento simile al nostro o in diverse varianti è designato dal nostro troccola, al siciliano traccola, al marchigiano sgrannola, al salentino trozzula, all’ambrosiano tric e trac, oltre chiaramente all’italiano crepitacolo, al latino crotalum ed al tardo greco trocalos, hanno una chiara radice onomatopeica, tentando di riprodurre l’inconfondibile suono sordo e insistente delle maniglie metalliche sulla battola di legno.
La Troccola, come attestano molti sacerdoti, veniva usata al termine dell’Ufficio delle Tenebre (Officium tenebrarum), e ancora oggi evoca nelle radici storiche del Vangelo il fragore della terra su cui scesero le tenebre con la morte di Gesù, in quel buio che avvolge le Chiese, prima della luce della Resurrezione pasquale.A quel crepitio evangelico, che si fa preghiera nel silenzio del Venerdì Santo, seguirà nella notte di Pasqua l’Exultet, l’esultanza delle campane di bronzo, che annunceranno nella gioia: RESURREXIT , sicut dixit, è Risorto, Alleluia..

Anche nella Pasqua Ortodossa si evoca la Resurrezione con le parole scritte sul Santo Sepolcro: Χριστός Ανέστη (Christòs Aneste), “Cristo è risorto”, cui si risponde, ἀληθῶς Ανέστη (Alethòs Anéste) “è veramente risorto