E’ una delle piu’ belle tradizioni grottagliesi, che ci riporta indietro nel tempo quando, archiviata la Pasqua, nella settimana seguente, sia il giovedì e sia la domenica si doveva far visita al santuario della Mutata in pellegrinaggio.

Naturalmente a piedi, come espiazione,vista la non eccessiva distanza dal centro abitato. Il giovedi’ era organizzato delle congreghe cittadine che, con i loro aderenti,coordinavano questo avvenimento. E tanti e tanti fedeli vi partecipavano con canti e orazioni durante la strada.
Con la Domenica in Albis, detta “Pásca tli Palómme” terminavano i festeggiamenti per la resurrezione del Signore:dopo la visita,le preghiere e l’omaggio alla Mutata, ecco che il tutto si trasformava in gita fuori porta,nelle campagne che circondavano il Santuario, e sotto le colline delle Murge, si mangiavano “le palomme”, dolcezze di pasta frolla caratterizzate dalle uova sode e dalle fattezze di colombi. Per quanto riguarda le uova, mi sa proprio che ci dobbiamo rifare all’influenza degli Ebrei che si stabilirono dapprima nella lama del Fullonese e, successivamente, nella medesima Grottaglie (“li cunzaturi”).E non dimentichiamo neppure, a tal proposito, la Pasqua ebraica, dove si fa largo uso di questo alimenti, e l’uovo diviene simbolo del continuo rifiorire della vita sulla morte.

Curiosita’: Perche’ si dice “domenica in albis”? Nei primi tempi ,come si legge negli scritti dei “Padri della Chiesa” il sacramento del battesimo veniva somministrato durante la notte di Pasqua ed i fedeli battezzati indossavano una tunica bianca che portavano poi durante tutta la settimana successiva, fino alla prima domenica dopo Pasqua, detta perciò “domenica in cui si depongono le vesti bianche” (“dominica in albis depositis”).