Vista questa foto, da professore di Storia, come non posso dedicare qualche riga al sabato fascista che fu istituito col regio decreto legge 20 giugno 1935, n. 1010 (legge 30 dicembre 1935, n. 2261), affinché si potessero svolgere “le attività di carattere addestrativo prevalentemente premilitare e postmilitare e altre di carattere politico, professionale, culturale, sportivo del popolo“?

Siamo nel Parco della Rimembranza (Oggi piazza Principe di Piemonte) a Grottaglie, quando TUTTI e ribadisco TUTTI si recavano alle adunate del partito e gridavano: “Credere, obbedire, combattere. Dio e Patria. Ogni altro affetto, ogni altro dovere vien dopo.Durare sino alla vittoria, Durare oltre la vittoria, per l’avvenire e la potenza della nazione. È l’aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende. E il vomere e la lama sono entrambi di acciaio temprato come la fede dei nostri cuori. Fermarsi significa retrocedere. Il Fascismo non vi promette né onori, né cariche, né guadagni, ma il dovere e il combattimento. Il popolo italiano ha creato col suo sangue l’Impero. Lo feconderà col suo lavoro e lo difenderà contro chiunque con le sue armi” ecc. ecc. ecc.
Ed avevamo 7 milioni di baionette: mamma mia!

Scrisse Montanelli: “…Certamente Mussolini fu un grossissimo politico, un uomo politico di grandissimo fiuto, di tempismo formidabile: lo dimostrò la facilità con cui vinse. Forse dovuta per metà alle sue capacità, alla sua bravura – parlo sempre come politico – e per metà all’insipienza, alla nullaggine dei suoi avversari, perché è tempo oramai di dire anche questo. Non c’è dubbio che il potere assoluto guastò completamente Mussolini: il Mussolini del 1930 non era certamente quello del 1940, il Mussolini di dieci anni dopo l’avvento al potere era diventato una specie di marionetta, la caricatura di sé stesso. Aveva perso proprio il senso della realtà, che era stato invece il suo forte da principio, il contatto col pubblico lo aveva perso, il senso della misura, e lo aveva dimostrato poi con gli errori madornali che ha fatto. Nei primi dieci anni credo che alcune cose buone le abbia fatte. Non credo che abbia ucciso la democrazia, credo che l’abbia soltanto seppellita perché era già morta. Da quel poco che ricordo l’Italia era un grosso carnevale, e anche abbastanza drammatico, perché la situazione interna era addirittura sfasciata: correva sangue, ne correva molto, noi in Toscana ne sapevamo qualcosa […]. E quindi non è vero che lui… le democrazie non vengono mai uccise, le democrazie muoiono. Dopodiché si dà la colpa a chi le seppellisce, ma la verità è che si suicidano, e credo che la democrazia italiana del ’21-22 si sia suicidata. […] Mussolini capì una cosa fondamentale: che per piacere agli italiani bisognava dare a ciascuno di essi una piccola fetta di potere col diritto di abusarne, e questo era il fascismo. Il fascismo aveva creato una gerarchia talmente articolata e complessa che ognuno aveva dei galloni: il capofabbricato… tutti avevano una piccola fetta di potere, di cui naturalmente ognuno abusava come è nel carattere degli italiani…”

(Foto “premiata ditta “ De Vincentis)