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«Le isole amministrative di Taranto potrebbero rientrare nelle aree rurali finanziate con i fondi Psr Puglia e così le zone ad alta incidenza ambientale, che potrebbero avere premi di priorità». A sostenerlo, denuncia il presidente di Confagricoltura Taranto Luca Lazzàro, è il commissario europeo per l’Agricoltura Phil Hogan a nome della Commissione Ue, in risposta ad una interrogazione dell’eurodeputata tarantina Rosa D’Amato.
Il caso era stato sollevato nei mesi scorsi proprio dall’organizzazione datoriale ionica, poiché le isole amministrative di Taranto sono aree rurali ricadenti all’interno dei territori di altri comuni ma rientranti nel polo urbano di Taranto, dunque aree urbane sulla carta ma perfettamente agricole nella realtà. Di qui l’esclusione dalla possibilità di accedere ai fondi del PSR Puglia: un danno per numerose aziende e imprenditori agricoli. E la conseguente richiesta di Confagricoltura Taranto, avanzata a tutti i livelli, di giungere ad una ridefinizione delle aree rurali per riparare ad un’evidente penalizzazione.

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Le parole del commissario Hogan, tuttavia, suonano come una vera e propria beffa: «I servizi della Commissione – scrive Hogan – sono consapevoli di questo problema, ma non hanno ricevuto nessuna proposta di revisione dell’accordo di partenariato italiano riguardante il riesame della definizione delle zone rurali. Ciò consentirebbe alle isole amministrative di Taranto di avere accesso ai finanziamenti relativi alla priorità 6 (che mira a promuovere l’inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali) nonché alle misure specifiche per le zone rurali previste dal PSR Puglia 2014/2020».
La stessa sensazione di amaro in bocca arriva dall’altro capitolo della vicenda, quello legato ai premi di priorità per gli agricoltori dell’area tarantina ad alta incidenza ambientale. E’ ancora Hogan che sgombra il campo dai dubbi: «L’allegato II del regolamento sullo sviluppo rurale – scrive il commissario – prevede un aumento dell’importo massimo o dell’aliquota di sostegno massima degli investimenti in immobilizzazioni materiali nel settore agricolo e nella trasformazione e commercializzazione, così come degli investimenti collegati ad azioni di cui agli articoli 28 e 29 (sostegno agro-climatico-ambientale e agricoltura biologica). Inoltre, nella definizione dei criteri di selezione degli interventi (articolo 49 del suddetto regolamento), le autorità di gestione potrebbero dare la priorità a zone che presentano problematiche ambientali specifiche. Un tale approccio si deve basare su criteri oggettivi in linea con le priorità dell’Unione e con gli obiettivi del PSR in questione».

«Insomma – rimarca il presidente Lazzàro – le questioni che avevamo sollevato non solo erano giuste, ma si possono ancora correggere, sempre che esista la volontà dell’Italia e della Regione Puglia di farlo: cosa che, secondo l’Unione europea, sinora non è stato. E su questo – insiste il presidente di Confagricoltura Taranto – le istituzioni dovrebbero dare una spiegazione seria alle tante aziende agricole tarantine tagliate fuori dai finanziamenti europei per la miopia prima e l’inerzia poi di un sistema burocratico-amministrativo assolutamente inadeguato».

Anche per questo, Confagricoltura Taranto – in collaborazione con l’Ordine degli agronomi – ha attivato un gruppo di lavoro specifico per l’applicazione dei fondi Psr nel Comune di Taranto e per studiare possibili diverse soluzioni alternative. Da questo lavoro di approfondimento è così scaturita la proposta, già inviata all’assessore alle Attività Produttive del Comune di Taranto, Valentina Tilgher, di aprire un percorso condiviso per costruire con la Regione e il Comune una misura ad hoc per potenziare le attività extra-agricole del territorio comunale di Taranto che sono completamente escluse dal Psr. «La soluzione giusta – conclude Lazzàro – a un problema di cui gli agricoltori sono le uniche vittime».

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