Le famiglie del mio paese somigliavano molto a questa immagine.

Donne che hanno lavorato accanto agli uomini zappando come loro , senza mai perdere la loro dignità e femminilità. Non si può parlare di civiltà contadina senza ricordare i valori che quella società esprimeva e che possiamo per comodità riassumere in attaccamento al lavoro, spirito di sacrificio, amore per la famiglia ,spirito di cooperazione e reciproco aiuto tra famiglia e famiglia che si estrinsicava soprattutto attraverso il lavoro comunitario,onestà di comportamenti (la chiave di casa veniva lasciata, senza preoccupazione, nella toppa o sotto l’uscio), profondo sentimento di religiosità che aiutava il contadino ad accettare con rassegnazione una vita grama, fatta di stenti, di privazioni e di soprusi. Parlare di mondo contadino significa rievocare una civiltà rurale arcaica che non esiste più.

La civiltà contadina, durata immutata per tanti secoli, si, è infatti, conclusa nel giro di qualche decennio, (intorno agli anni ’50-’60 del secolo scorso).Possiamo dimenticare l’umile e laborioso animale che e’ l’asino? Quando esso si ammalava e moriva, era certamente una tragedia economica, ma era soprattutto fonte di grande dolore… La stalla, oltre alla porta esterna che dava, magari sulla strada o sul cortile, ne aveva un’altra interna, in diretta comunicazione con la cucina, e ciò contribuiva a far vivere l’animale in simbiosi con la famiglia.