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E’ stato presentato nei giorni scorsi il Rapporto annuale dell’Istat 2014, che fotografa la situazione italiana, purtroppo stagnante.

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Le nascite sono al minimo storico: nel 2013 sono stati iscritti all’anagrafe poco meno di 515mila bambini, è il dato più basso in assoluto degli ultimi vent’anni; tuttavia gli italiani sono tra i popoli più longevi: la speranza di vita è giunta a 79,6 anni per gli uomini e a 84,4 anni per le donne (rispettivamente superiore di 2,1 anni e 1,3 anni alla media europea del 2012). Si fanno meno figli: siamo un paese con livelli molto bassi di fecondità, ma con il più alto indice di vecchiaia del mondo: al 1° gennaio 2013, nella popolazione residente, ogni 100 giovani con meno di 15 anni si contano 151,4 persone di 65 anni e oltre. L’invecchiamento della popolazione ha conseguenze anche sulla prevalenza di patologie croniche gravi, che riguardano oltre la metà della popolazione ultrasettantacinquenne. In generale, non si tratta di un peggioramento delle condizioni di salute, ma di un incremento della popolazione esposta al rischio di ammalarsi. Con l’invecchiamento della popolazione sono sempre più sotto pressione il sistema sanitario e pensionistico.

La situazione dei giovani non è rosea, sono i più colpiti dalla crisi. Le prospettive di trovare e mantenere un impiego sono sempre più incerte. Dal 2008 al 2013, gli occupati tra i 15 e i 34 anni sono diminuiti di 1 milione 803 mila unità, mentre i disoccupati e le forze di lavoro potenziali crescono rispettivamente di 639 mila e 141 mila unità. Quasi 100.000 sono i giovani che negli ultimi 5 anni hanno scelto di emigrare all’estero.La transizione tra scuola, università e lavoro è particolarmente critica nel nostro Paese. Con la crisi, tuttavia, è aumentato il fenomeno della sovraistruzione, ovvero sono aumentate le persone che accettano occupazioni meno qualificate rispetto al proprio titolo di studio. Continuano ad aumentare i giovani che non studiano e non lavorano, soprattutto nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni.

Aumenta anche il numero di disoccupati nelle famiglie:  i padri e le madri di famiglia disoccupati sono cresciuti di oltre mezzo milione di unità. E sempre più famiglie vedono nella madre l’unica fonte di sostentamento in quanto in molti nuclei familiari è solo la madre l’unica ad avere una occupazione. I consumi sono al ribasso:la capacità di spesa è ridotta e  le famiglie assumono comportamenti di consumo improntati alla cautela dovuti alla presenza di figli, di oneri finanziari e dalle condizioni di incertezza del mercato del lavoro. In generale, sottolinea l’Istat, “l’Italia è uno dei paesi europei con la maggiore disuguaglianza nella distribuzione dei redditi primari, guadagnati dalle famiglie”.

La morsa della crisi, però, nel 2013 pare attenuarsi: ci sono deboli segnali positivi, l’inflazione è in calo. Nel quarto trimestre 2013 si è registrato un timido segnale di ripresa economica dopo nove trimestri consecutivi di valori discendenti. Tuttavia, la stima relativa al primo trimestre del 2014 ha evidenziato una nuova flessione.

 

 

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