Natale è passato da pochi giorni e Capodanno è dietro l’angolo, e come ogni anno molte case saranno abbellite con decorazioni colorate, alcune delle quali derivano direttamente dal mondo vegetale.

La gran parte delle piante utilizzate come augurio natalizio, in genere, devono la loro popolarità a leggende o miti più o meno antichi; il loro successo è dovuto principalmente al fatto che proprio in questo periodo dell’anno hanno un fogliame splendente, oppure sono in piena fioritura, oppure ancora presentano bacche o frutti decorativi, arricchite poi da un profondo significato simbolico, che accompagna e rende più affascinanti i doni Natalizi. Il vischio è una pianta cespugliosa sempreverde, parassita di diversi alberi, quali ad esempio pioppi, querce, tigli, olmi, noci, meli e diverse conifere, come il pino silvestre e il pino montano. Si tratta di una pianta con foglie oblunghe e dure, sistemate a due a due lungo il ramo. Il vischio ha i fiori gialli e belle bacche tonde bianche , con un tipico interno gelatinoso e appiccicoso, tossiche per l’uomo, ma non per gli animali che, come gli uccelli insegnano, vengono da loro trasportate e disperse su altri alberi sui quali, dopo essersi insediati subdolamente, danno il via al loro sviluppo. Da un piccolo punto di penetrazione inizia la formazione di un piccolo tronco e gradualmente si sviluppa tutta la pianta. Se però le bacche cadono per terra non germogliano e muoiono.
Il vischio si coltiva a scopo ornamentale e per fini erboristici, ad esempio per ottenere infusi, tinture, utili per la cura di arteriosclerosi e ipertensione. Tutte le parti del vischio possono risultare tossiche: le bacche soprattutto, come detto, sono pericolose per i bambini, che potrebbero essere tentati di mangiarle. Le leggende che ricollegano le piante natalizie a simboli antichi sicuramente derivano anche dal fatto che tutte queste piante, a partire dall’abete, sono di aspetto molto gradevole anche in pieno inverno; quando gli alberi sono spogli e la gran parte dei fiori sono ormai secchi, queste piante sono sfarzosamente colorate, o portano bacche, o hanno foglie lucide e brillanti, che le rendono adatte per decorazioni e regali.

La tradizione scandinava è ricca di racconti e leggende legate al vischio. Già nell’antichità i druidi usavano il vischio per ottenere infusi e pozioni medicamentose, al fine di combattere malattie ed epidemie che flagellavano e decimavano le popolazioni del tempo; presso i druidi, infatti, il vischio era conosciuto come la pianta in grado di guarire da qualunque malattia. La mitologia norvegese associa invece il vischio alla figura del dio Balder, che morì dopo essere stato colpito da rami di vischio. In memoria del dio, i norvegesi sono soliti bruciare rami di vischio in prossimità del solstizio d’estate, con lo scopo di allontanare la sventura e invocare la prosperità ed il benessere. Probabilmente anche il significato oggi attribuito alla pianta deriva da queste antichissime credenze popolari; siamo soliti, infatti, donare o tenere in casa rami di vischio tra la fine del vecchio e l’inizio del nuovo anno nella speranza di proteggere in tal modo noi stessi, le persone a noi care e la nostra casa dai guai e dalle disgrazie. La valenza del vischio è dunque quella di portafortuna.
Nel periodo natalizio viene utilizzata per le decorazioni sulle porte, come simbolo di gioia, di fertilità, e di buonaugurio; è nota la tradizione di salutare l’arrivo del nuovo anno dandosi un bacio sotto uno dei suoi rami. Se due innamorati si baciano sotto un ramoscello terranno lontani da loro problemi e difficoltà. Se nel periodo natalizio una ragazza che si trova sotto il vischio non viene baciata dal suo amato non si sposerà per l’intero anno a venire.

Una bella favola ci racconta come è nato il vischio: “C’era una volta, in un paese tra i monti, un vecchio mercante. L’uomo viveva solo, non si era mai sposato e non aveva piu’ nessun amico. Il vecchio mercante si girava e rigirava, senza poter prendere sonno.
Uscì di casa e vide gente che andava da tutte le parti verso lo stesso luogo. Qualche mano si tese verso di lui. Qualche voce si levò: – Fratello, – gli gridarono – non vieni?
Fratello, a lui fratello? Lui non aveva fratelli. Era un mercante e per lui non c’erano che clienti: chi comprava e chi vendeva. Per tutta la vita era stato avido e avaro e non gli importava chi fossero i suoi clienti e che cosa facessero. Ma dove andavano? Si mosse un po’ curioso. Si unì a un gruppo di vecchi e di fanciulli. Fratello! Oh, certo, sarebbe stato anche bello avere tanti fratelli! Ma il suo cuore gli sussurrava che non poteva essere loro fratello. Quante volte li aveva ingannati? Piangeva miseria per vender più caro. E speculava sul bisogno dei poveri. E mai la sua mano si apriva per donare. No, lui non poteva essere fratello di quella povera gente che aveva sempre sfruttata, ingannata, tradita. Eppure tutti gli camminavano a fianco. Ed era giunto, con loro, davanti alla Grotta di Betlemme. Ora li vedeva entrare e nessuno era a mani vuote, anche i poveri avevano qualcosa. E lui non aveva niente, lui che era ricco. Arrivò alla grotta insieme con gli altri; s’inginocchio insieme agli altri.

– Signore, – esclamò – ho trattato male i miei fratelli. Perdonami. E cominciò a piangere. Appoggiato a un albero, davanti alla grotta, il mercante continuò a piangere, e il suo cuore cambiò. Alla prima luce dell’alba quelle lacrime splendettero come perle, in mezzo a due foglioline.
Era nato il vischio.”