A Grottaglie, come in molti altre città e paesi, il 31 gennaio si commemora San Ciro, si chiede la sua intercessione per indulgenze e grazie, si va in processione, si fa festa partecipando ai riti religiosi e a quelli folkloristici. Mentre il 31 gennaio la nostra Grottaglie è tutta raccolta attorno al santo patrono, contemporaneamente in quasi tutto il mondo, in questa solenne data si festeggia San Giovanni Bosco, il santo dei giovani.
Molti avranno notato che sulla maggior parte dei calendari, nello spazio destinato al Santo del giorno, al 31 gennaio c’è proprio san Giovanni Bosco, talvolta c’è uno slash /San Ciro, sempre più raramente ormai c’è solo S. Ciro. La conoscenza di Don Bosco non è molto diffusa a Grottaglie, soprattutto per il fatto che non vi sia una comunità di Salesiani (ordine fondato proprio da san Giovanni Bosco) sul territorio che ne diffonda la conoscenza e viva e operi secondo lo stile, appunto, salesiano.
Eppure la figura e l‘opera di Don Bosco sono universalmente conosciute e riconosciute; in quasi tutte le città c’è un quartiere salesiano: solitamente nella zona della chiesa o degli oratori, le vie e piazze adiacenti hanno il nome del santo e dei personaggi a lui collegati; il metodo educativo è ufficialmente riconosciuto, adoperato ed oggetto di studio; le congregazioni da lui fondate e le missioni internazionali sono presenti in tutto il mondo.
Il 31 gennaio, quindi, in tutte le realtà salesiane si festeggia il fondatore e si ricorda il Santo. Alcune caratteristiche dei festeggiamenti sono simili alla nostra festa patronale, solo in versione “riveduta e corretta”, più “leggera” e giovanile in quanto i veri protagonisti sono proprio i giovani, tanto cari a Don Bosco: nelle settimane che precedono la festa vengono organizzati momenti di incontro, formazione, riflessione; si partecipa alla novena o al triduo per prepararsi spiritualmente e non mancano momenti più “ludici” con rappresentazioni teatrali, concerti musicali, giocoleria, (alcuni degli strumenti educativi prediletti di don Bosco).
La celebrazione religiosa e la marcia-fiaccolata (una vera e propria processione alla luce delle torce per le vie del quartiere, dove l’immagine e la statua del santo sono accompagnate nel percorso da canti e slogan) restano il momento cardine della festa, poi si lascia poi spazio a momenti di allegria con musica, giochi e gare per terminare con la distribuzione del “panino con la mortadella” tradizione proveniente direttamente dall’oratorio di Don Bosco, il quale con questa bontà premiava i ragazzi dopo l’esercizio spirituale.
Ma chi è San Giovanni Bosco? C’è tantissimo da dire e raccontare, ci sono studi e personalità che se ne interessano, la sua opera è vastissima. Proviamo a presentarvi brevemente questo Santo così importante che soppianta San Ciro sul calendario: Giovannino Bosco nacque il 16 Agosto 1815 in una piccola frazione di Castelnuovo D'Asti, in Piemonte, chiamata popolarmente «i Becchi».
Resta orfano di padre in tenera età, ma trovò nella sua “mamma Margherita” un esempio di vita cristiana che incise profondamente su di lui. All’età di nove anni fece il sogno “profetico” che gli indicò la sua missione. Lo racconta lui stesso nelle sue Memorie: "Mi pareva di essere vicino a casa, in un cortile molto vasto, dove si divertiva una gran quantità di ragazzi. Alcuni ridevano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. Al sentire le bestemmie mi slanciai in mezzo a loro. Cercai di farli tacere usando pugni e parole.
In quel momento apparve un uomo maestoso, vestito nobilmente. Un manto bianco gli copriva tutta la persona. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di mettermi a capo di quei ragazzi. Aggiunse: – Dovrai farteli amici con bontà, non picchiandoli. Su, parla, spiegagli che il peccato è una cosa cattiva, e che l’amicizia con il Signore è un bene prezioso. Confuso e spaventato risposi che io ero un ragazzo povero e ignorante. In quel momento i ragazzi cessarono le risse, gli schiamazzi e le bestemmie, e si raccolsero tutti intorno a colui che parlava. Gli domandai: - Chi siete voi, che mi comandate cose impossibili? - Dovrai renderle possibili con l’obbedienza e acquistando la scienza. - Come potrò acquistare la scienza? - Io ti darò la maestra. Sotto la sua guida si diventa sapienti. - Ma chi siete voi? - Il mio nome domandalo a mia madre.
In quel momento ho visto vicino a lui una donna maestosa, vestita di un manto che risplendeva da tutte le parti, come se in ogni punto ci fosse una stella luminosissima. Vedendomi sempre più confuso, mi fece cenno di andarle vicino, mi prese con bontà per mano e mi disse: – Guarda. Guardai, e mi accorsi che quei ragazzi erano tutti scomparsi. Al loro posto c’era una moltitudine di capretti, cani, gatti, orsi e parecchi altri animali. La donna maestosa mi disse: - Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Cresci umile, forte e robusto, e ciò che adesso vedrai succedere a questi animali, tu lo dovrai fare per i miei figli.
Guardai ancora, ed ecco che al posto di animali feroci comparvero altrettanti agnelli mansueti, che saltellavano, correvano, belavano, facevano festa attorno a quell’uomo e a quella signora. A quel punto, nel sogno, mi misi a piangere. Dissi a quella signora che non capivo tutte quelle cose. Allora mi pose una mano sul capo e mi disse: - A suo tempo tutto comprenderai.”
Fu così che Giovanni imparò a fare il saltimbanco, il prestigiatore, il giocoliere, per poter attirare a se i ragazzi e tenerli lontani dal peccato. Scelse di diventare sacerdote per dedicarsi completamente alla salvezza dei ragazzi: di giorno lavorava, e di notte studiava, finché all'età di vent'anni poté entrare nel Seminario di Chieri ed essere ordinato Sacerdote a Torino nel 1841.
In quei tempi Torino era ripiena di poveri ragazzi in cerca di lavoro, orfani o abbandonati, esposti a molti pericoli. Don Bosco incominciò a radunarli la domenica, ora in una chiesa, ora in un prato, ora in una piazza per farli giocare ed istruirli nel Catechismo finché, dopo cinque anni di enormi difficoltà, riuscì a stabilirsi nel rione periferico di Valdocco e aprire qui il suo primo Oratorio. In esso i ragazzi trovavano vitto e alloggio, studiavano o imparavano un mestiere, ma soprattutto imparavano ad amare il Signore.
Don Bosco era amato dai suoi «birichini» (così egli li chiamava) fino all'inverosimile. A chi gli domandava il segreto di tanto ascendente rispondeva: «Con la bontà e l'amore cerco di guadagnare al Signore questi miei amici». Per essi sacrificò tutto quello che possedeva: il suo tempo, il suo ingegno, la sua salute, il pochissimo denaro. Per essi dava la vita. “Dammi le anime, toglimi tutto il resto” pregava. Fondò la Congregazione Salesiana, formata da sacerdoti e laici che vogliono continuare la sua opera. Volendo estendere il suo apostolato anche alle ragazze fondò, con Santa Maria Domenica Mazzarello, la Congregazione della Figlie di Maria Ausiliatrice.
Stremato di forze per l'incessante lavoro, si ammalò gravemente. Una delle ultime sue raccomandazioni fu questa: «Dite ai giovani che li aspetto tutti in Paradiso...». Spirava il 31 gennaio 1888, nella sua povera cameretta di Valdocco, all'età di 72 anni. Il 1 aprile 1934, Pio XI, che ebbe la fortuna di conoscerlo personalmente, lo proclamò Santo.
Per dettagli sulla festa di Don Bosco a Taranto e per approfondimenti: www.donboscotaranto.it
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