Già da un mese il centrodestra grottagliese ha cominciato le “grandi manovre” in vista delle prossime elezioni amministrative, ma a voler essere precisi a darsi da fare, almeno ad un osservatore esterno, pare sia il solo Michele Santoro. Che lo faccia per arrivare preparato all’appuntamento elettorale, per “stanare” possibili alleati e probabili oppositori o per sondare il terreno per tempo non è dato saperlo con sicurezza, certo è che la sua autocandidatura ha suscitato reazioni a dir poco accese.
Che nel PDL grottagliese convivano almeno due anime è cosa nota, che queste due anime non sempre siano d’accordo è facile immaginarlo, che debbano necessariamente trovare un punto di sintesi per presentarsi unite all’appuntamento elettorale è logico. C’eravamo lasciati un mese fa, quando alla autocandidatura di Michele Santoro era stata contrapposta quella di Roberto Burano, “sponsorizzata” da Michele Mirelli. a distanza di quattro settimane le posizioni sono rimaste sostanzialmente invariate, con Burano che – a detta di Mirelli “non ha detto ne si ne no” e con Santoro che riconferma la sua volontà di presentarsi come candidato sindaco.
Non sono mancate le prese di distanza e le polemiche, nel nuovo incontro tra iscritti e simpatizzanti del PdL grottagliese, che non solo hanno messo in discussione la candidatura di Santoro, ma l’organizzazione stessa del partito a Grottaglie. Cominciando dalla irritualità del luogo di incontro e dalle modalità di convocazione dei presenti, c’è chi ha contestato le troppe assenze del coordinatore cittadino, Enzo Lupo, dalla sede del partito, chi ha parlato di vere e proprie “minacce” e “divieti”, chi ha lanciato la proposta di primarie per la scelta del candidato e chi ha stigmatizzato il vezzo di scegliere candidati della società civile troppo distanti dalla vita del partito, come se fare attività politica significasse in qualche modo essere “incivili”.
Michele Mirelli ha ribadito chiaramente il suo “no” alla candidatura di Santoro a sindaco, come già dichiarato in esclusiva alle videocamere di GIR, pur rinnovandogli la sua stima e considerandolo indispensabile per conseguire la vittoria, forse anche al primo turno, ed allo stesso modo ha espresso forte contrarietà ad eventuali liste “di disturbo”, che altro non farebbero che frammentare un partito che ha bisogno dell’esatto contrario. Un calcolo ipotetico dei voti che Santoro potrebbe ottenere, stimati da Mirelli in 2500 preferenze, è stato prima stoppato dallo stesso Santoro – che ha ironicamente sostenuto di non essere neppure sicuro del voto della moglie – e poi da Sergio Sisto, che ha invitato tutti a partire dal principio “un uomo un voto”, facendo anche presente che un discorso del genere potrebbe presentare gli estremi per ipotizzare il reato di voto di scambio.
Non sono mancate le staffilate rivolte ai consiglieri eletti nella passata competizione elettorale, il cui contributo nei banchi del consiglio comunale è stato giudicato da Mirelli poco produttivo e di scarsa qualità. L’incontro è proseguito sino a tarda notte, in un confronto vivace e acceso che ha avuto quantomeno il pregio di far emergere opinioni e punti di vista diversi ma – tutto sommato – forse non inconciliabili, non foss’altro che per le esperienza già acquisita nelle passate elezioni, quando – come è stato detto da uno dei presenti - “noi siamo uniti per quattro anni e sei mesi e ci dividiamo negli ultimi sei mesi e loro (il centrosinistra, n.d.r.) sono divisi per quattro anni e sei mesi e si mettono insieme per la campagna elettorale, vincendo”.
E’ emersa quindi, condivisa da tutti, la priorità di organizzare per tempo la “macchina” del partito, in maniera da non arrivare alle soglie dell’appuntamento elettorale decidendo alleanze, apparentamenti e candidati solo all’ultimo momento, quando i giochi altrui sono già fatti e rimane pochissimo “spazio di manovra”.
Immagine: ilpopolodellaliberta.it
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