Dopo le opinioni di un esponente della Giunta Municipale, l'Ass. Vito Nicola Cavallo, del progettista dei lavori, l'Arch. Fanigliulo, dei cittadini e delle associazioni riunite nel "No", quelle dell'IDV, pubblichiamo le considerazioni prodotte dal "Movimento Pro Centro Storico.

"La delicata questione del recupero del centro storico di Grottaglie, per il quale esiste un piano particolareggiato a firma del professor Pierluigi Cervellati, pare essere affidata ad una personalità schizoide, che se da un lato afferma di voler intervenire nel recupero del borgo antico seguendo le linee guida tracciate nel piano, dall’altro, quelle rare volte in cui decide di agire, va in direzione diametralmente opposta. La cosa potrebbe anche assumere i contorni buffi di una commedia, se non fosse per i colpi violentemente inferti proprio sul povero centro storico grottagliese che dovrebbe essere invece l’oggetto di tutela e salvaguardia.
Di esempi se ne potrebbero far tanti e non ci pare il caso di stendere ancora una volta l’elenco di quanto, anche di proprietà comunale, sta andando in rovina per l’incuria e la colpevole indifferenza di chi dovrebbe intervenire, invece di spendere e spandere denaro pubblico in inutili quanto preelettorali piazze e piazzette. Si deve invece necessariamente affrontare il più prossimo degli scempi programmati, vuoi per la sua imminente esecuzione, vuoi per la macroscopica grossolanità che lo caratterizza. Si tratta del recupero funzionale dell’ala sud-orientale del castello-episcopio, la cui progettazione è stata affidata all’architetto Antonio Fanigliulo.
Gioverà ricordare che il nucleo originario del castello risale probabilmente alla seconda metà del Trecento, ma le fonti, a riguardo, sono piuttosto discordanti, potendo dunque essere ben più antico. Esso sorge, e non a caso, sul ciglio della gravina di San Giorgio, essendo dunque protetto per buona parte del suo perimetro dalle pareti dirupate della stessa. E se il destino della gravina è andato nella direzione di una progressiva trasformazione da luogo naturale ad insediamento umano funzionale alla produzione di ceramiche, il sovrastante castello, dopo una serie di mortificazioni subite, da circa dieci anni è stato finalmente preso in fitto dal Comune e trasformato in spazio espositivo dove allocare il Museo della Ceramica.
Questo nuovo e più stretto legame con il sottostante quartiere non deve tuttavia far passare in secondo piano quello primigenio, che lega il castello intimamente, visceralmente, con la pietra calcarenitica di quella gravina, che proprio nell’atrio del castello trova il suo continuum fisico.
Chiunque abbia visitato il Castello Episcopio di Grottaglie, magari in occasione di una delle tante mostre che ivi si svolgono, si sarà reso conto della singolarissima morfologia del maniero: vi si accede attraverso un ampio portale, si passa attraverso un breve androne dall’ampia volta a botte che infine si apre nel cortile interno. Su di esso si affacciano la medievale torre maestra e gli ambienti di servizio ora adibiti a museo.
La cosa singolare è che l’area del cortile è costituita per la quasi totalità dall’originario piano di campagna della gravina e quella pietra calcarenitica, che nel quartiere è stata quasi completamente obliterata, nel cortile è pressocchè intatta col suo andamento irregolare e i numerosissimi fossili, testimonianza di un passato lontanissimo e subacqueo. E poi le tante tracce di una frequentazione antropica che parte dal periodo altomedievale, con i segni dei carri, le buche di palo, i tagli dati a mano per ricavarne conci e blocchi di tufo.
Caratteristiche, queste, per le quali varrebbe un principio di salvaguardia e inclusione “nel processo di manutenzione che deve caratterizzare la politica necessaria per restaurare e ripristinare il centro storico” (Cervellati, 2000). Non della stessa opinione deve essere stato l’architetto Fanigliulo, allorquando, nello stilare il suo progetto, ha stabilito che quella roccia andava completamente spianata, con buona pace di altomedioevo, carrarecce, buche di palo, Cervellati e compagnia bella.
Ma se a muovere l’improvvido architetto e gli entusiasti amministratori grottagliesi non è stato un principio di conservazione, quantomeno avrebbe dovuto frenarli un principio di prudenza. Perchè se nessuno dei prelati che, in qualità di feudatari di Grottaglie si sono avvicendati nella gestione di questa residenza onusta di storia, nella serie infinita di ammodernamenti, superfetazioni, abbellimenti succedutisi nel corso dei secoli, ha mai pensato di intaccare quella pietra, così scomoda e sconnessa un motivo ci sarà. Come ci rammenta il toponimo “Grottaglie”, numerose sono le grotte che si aprono sulla gravina; alcune di esse, trasformate in botteghe ceramiche, si addentrano sin sotto al castello, la qual cosa è pubblicizzata con opportune insegne, essendo motivo di vanto e di attrazione turistica. La base su cui poggia l’immobile da restaurare è dunque una specie di groviera bucherellata della quale, peraltro, non è completamente nota l’entità dello sforacchiamento. Alle cavità naturali e seminaturali, si aggiungono infatti le cisterne per la raccolta dell’acqua piovana il cui numero e le cui dimensioni sono tuttavia ancora incognite non essendo state tutte esplorate e descritte.
In una ricerca condotta dallo Speleo Club Cryptae Aliae e confluita in un’utile pubblicazione ciclostilata (Sannicola, Marangella, De Marco, 2004), si suppone l’esistenza di una grossa cisterna posta proprio al centro del cortile, in corrispondenza di uno scavo quadrato che probabilmente doveva fungere da appoggio alla vera del pozzo. E cosa fa il prode architetto Fanigliulo? Sfida il fato e decide di togliere la scorza alla groviera. Ma sa quanto è spessa quella scorza?
E se pure non ispirati da un principio di prudenza, i nostri amministratori - ma qui l’architetto Fanigliulo non ha colpa alcuna - avrebbero dovuto essere quantomeno frenati da un principio di economia.
E’ ben noto come il castello sia di proprietà della Curia tarantina, alla quale il Comune (ovverossia la collettività) paga un congruo affitto. Ci sarà uno sconto sul denaro dovuto? Una proroga dell’affitto del castello (il contratto è quasi in scadenza)? Niente di tutto ciò: l’affitto resta tale e quale e del rinnovo al momento neanche a parlarne.
Transeat. Allora che quantomeno ci si occupi delle urgenze: la torre medievale, da tempo inagibile per via del suo dissesto (si sta aspettando che crolli?), o il piano nobile, i cui dipinti murali sono in uno stato di agonia per via delle crescenti macchie di umidità, per le quali basterebbe una banalissima incatramata al lastrico solare. Niente di tutto ciò, ovviamente.
Si decide invece di agire sul piano inferiore, completando il restauro dei vani da adibire a museo e a caffetteria e di sbancare l’atrio, onde rendere più agevole il transito dei visitatori.
Sulla base di quanto detto prima, ogni commento è superfluo. Ci sono, però alcune domande che non è retorico rivolgere sulle pagine di questo giornale alle cosiddette “autorità competenti”: chi ha autorizzato tale operazione? La Sovrintendenza? E se sì, quale solerte funzionario ha dato il nulla osta ad un simile intervento che di conservativo non ha neppure l’ombra, ma ha invece tutti i crismi di un atto barbaramente distruttivo? E la Curia, è stata informata? E cosa ne pensa l’Ufficio dei Beni Culturali della Diocesi? Dice un detto grottagliese: domandare è lecito, rispondere è cortesia. In tal caso ci pare sia un dovere. Attendiamo le risposte."
il Movimento Pro Centro Storico
Tag:
manto roccioso, atrio castello, lavori castello episcopio, castello grottaglie, arch. fanigliulo, delibera lavori castello, approvazione lavori, sbancamento atri, pavimentazione castello
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