Il 15 giugno 2010, nell’Aula Magna del Politecnico di Bari, davanti agli esponenti delle banche regionali, il Centro Studi di Banca d’Italia ha presentato un rapporto analitico sull’andamento economico pugliese nel corso del 2009. Lo scopo dell’istituto di credito appare in tutta evidenza dall’introduzione del documento: “Con la diffusione del documento la Banca d’Italia intende mettere a disposizione della collettività il proprio patrimonio di conoscenze sullo sviluppo economico locale”, un patrimonio di conoscenze che interessa certamente gli “addetti ai lavori” ma che contiene dati, previsioni e notizie che riguardano tutti noi, e che quindi meritano di essere conosciute e analizzate.
La ricerca – come è facile immaginare - fotografa una crisi economica pesante in termini di produttività e disoccupazione; i dati sono impietosi, nella nostra amata regione abbiamo perso 50.000 posti di lavoro solo nel corso del 2009, il tasso di disoccupazione ha raggiunto la media dell’Area Meridionale (12,6%), ovvero quasi due volte il livello medio nazionale. La situazione si aggrava se consideriamo anche i lavoratori in Cassa Integrazione Guadagni - triplicati rispetto al 2008 - e gli scoraggiati, che un lavoro oramai non lo cercano più; il totale raggiunge un livello del 18,6%, valore ben tre volte superiore a quello che si registra nel Nord Est del Paese.
Le maggiori conseguenze le stanno subendo i giovani laureati pugliesi, che hanno visto ridursi dell’8,4% i posti di lavoro loro destinati, e i lavoratori autonomi che si sono ridotti di 27.000 unità. La crisi si è fatta sentire anche sui lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, che sono diminuiti del 2,3%. Come conseguenza di tutto ciò, il Prodotto Interno Lordo è diminuito di oltre il 5% e tutte le analisi convergono sul ritenere che la forte riduzione delle esportazioni sia il principale fattore che ha mandato in tilt la macchina economica regionale. La contrazione delle esportazioni ha pesato molto sul settore siderurgico, rappresentato principalmente dall’Ilva e dal suo indotto e tale crisi ha impattato sugli scambi commerciali del porto di Taranto che si sono ridotti del 37,2%.
Anche l’agricoltura ha risentito della riduzione delle esportazioni, registrando una diminuzione economica del 3,6%; in particolare la crisi è stata sentita nelle produzioni delle olive, dell’uva da tavola e del frumento con una flessione media del prezzi pari al 9%. Nel 2009 scende del 2% l’economia dell’edilizia residenziale, anche se reggono le ristrutturazioni e le opere pubbliche.
L’unico settore che ha evidenziato una controtendenza è quello turistico, dove diversi indicatori hanno un segno positivo. Eclatante il dato relativo al porto turistico di Bari, che ha visto un aumento del 28,2% degli approdi delle da navi da crociera. Ottima anche la crescita evidenziata dagli aeroporti pugliesi, che hanno registrato una crescita del traffico passeggeri del 13,1% nel corso del 2009 (con buona pace dell’aeroporto “Arlotta” di Grottaglie – Taranto, che continua a rimanere gravemente sottoutilizzato).
A beneficiare maggiormente del buon andamento del turismo sono la provincia di Lecce e quella di Foggia che accolgono il 70% dei turisti che vengono a visitare la nostra regione, attirati dalle bellezze paesaggistiche del Salento e dalla devozione verso San Pio da Pietrelcina. Appare quindi evidente che il settore dei trasporti potrebbe essere uno dei volani per la ripresa economica della Puglia, passando anche attraverso una maggiore integrazione tra il porto di Taranto e l’aeroporto di Grottaglie per quanto concerne il trasporto di merci, e il porto e l’aeroporto di Bari per quanto riguarda i flussi turistici.
Il focus sul credito evidenzia una crescita del 3,7% delle concessioni creditizie, sostenuta esclusivamente dalle piccole banche territoriali che hanno evidenziato una crescita del 10%, mentre aumenta invece l’indebitamento delle famiglie del 6,8%. Le banche sono divenute tuttavia più selettive nel fissare le condizioni del credito, anche nei confronti delle aziende di maggiori dimensioni, e si sono pertanto ampliate le differenze tra i tassi applicati a imprese di pari dimensioni, ma caratterizzate da differenti profili di rischio.
Nel 2009 è aumentata la rischiosità dei prestiti bancari, sia presso le imprese sia presso le famiglie, anche se il deterioramento è stato meno marcato che in altre aree del Paese. Le Amministrazioni locali pugliesi hanno registrato la crescita delle spese più moderata a livello nazionale. Il costo del servizio sanitario, che rappresenta circa la metà della spesa regionale, è rimasta invariato a fronte del 2% di crescita nazionale. L’oculato controllo dei conti pubblici regionali ha provocato una riduzione degli investimenti del 3,1%. A differenza di quello che si pensa in altre aree del nostro Paese.
La Puglia registra un livello di spesa pubblica pro capite inferiore alla media nazionale, soprattutto con riferimento a quella erogata dai comuni. In conclusione, una situazione certo critica e per certi aspetti grave, ma che comunque presenta anche interessanti e valide opportunità per uscire dalla crisi.
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