Sulla concessione della Autorizzazione Integrata Ambientale allo stabilimento ILVA di Taranto ci sono stati, come era facile immaginare, una serie di commenti che hanno salutato la decisione del governo con toni in alcuni casi positivi, in altri fortemente critici. Se l’equazione produzione = lavoro = inquinamento appare ad alcuni banale e troppo semplicistica, è pur vero che una realtà così complessa e dalle ricadute così ampie sul territorio come quella rappresentata dallo stabilimento siderurgico richiederebbe un approccio privo di pregiudizi ideologici e di convenienze elettorali.
Non sempre è così, e le cronache locali e nazionali ne sono buone testimoni, ma tant’è e se una novità c’è stata rispetto agli anni scorsi, è senz’altro la migliore e più determinata presenza di una ampia percentuale di cittadini che – dati alla mano – chiedono il rispetto dei fondamentali diritti sanciti dalla Costituzione, Salute e Lavoro sopra tutti.
Tornando però nell’ambito della cronaca quotidiana, diamo conto di Gianfranco Chiarelli, consigliere regionale e vice coordinatore Regionale PDL , che sulla questione lamenta proprio l’assenza di dialogo con le associazioni ambientaliste del territorio.
“Sarà realmente una giornata storica quella in cui a Taranto potremo festeggiare il reale ottenimento di risultati concreti in termini di eco compatibilità ed il raggiungimento del migliore standard qualitativo possibile in relazione alle drastiche e nette diminuzioni di emissioni di sostanze inquinanti che tutti aspettiamo da anni.
E’ per questo che, se da un lato voglio sperare e credere che il rilascio dell’A.I.A. all’Ilva segni davvero l’inizio di una nuova fase , dall’altro lato non condivido i trionfalismi eccessivi che, al momento, si possono solo ricollegare al mero licenziamento di un atto formale. Occorrerà che istituzioni ed organi di vigilanza continuino a tenere altissima la guardia e, soprattutto, occorre che non venga interrotto il dialogo con tutti quei soggetti attivi che in città seguono le vicende connesse alle dinamiche ambientali in maniera volontaria e spinti da reali valori ispirati alla tutela del bene collettivo.
Giudico in tal senso un fatto grave che si sia interrotto, ad esempio, il dialogo con le associazioni legate ad “Altamarea” in quanto questo è stato soggetto che negli ultimi anni ha seguito costantemente l’evolversi del quadro legato alle tematiche ambientali e sarebbe stato utile che soprattutto in questa fase si tenesse conto delle ragioni da questi portate avanti. Assolutamente indicativo in questo ambito di riflessioni, che proprio “Altamarea” oggi abbia deciso di non raccogliere il tardivo invito giunto da Vendola per l’effettuazione di un confronto che, conclusa ormai la fase istruttoria per la concessione dell’A.I.A., non avrebbe di fatto avuto più alcun senso.
Vigilanza altissima da parte di istituzioni ed enti preposti, unita ad una immediata ripresa del dialogo con le associazioni. Questi a mio parere i due punti principali da cui ripartire all’indomani della sostanziale concessione dell’autorizzazione integrata ambientale allo stabilimento I.L.V.A. di Taranto.”
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