Entro il 30 aprile 2010, tutte le banche devono inviare all’organo di vigilanza un documento in cui riportare la valutazione dei rischi assunti e che assumeranno nel prossimo futuro. Detta così sembra una incombenza tecnica che riguarda gli istituti di credito e più di qualcuno potrebbe chiedersi: “Perché questo deve interessare tutti noi?”
Per comprendere il motivo per cui anche il classico “uomo della strada” deve essere interessato, è necessario fare un passo indietro: le istituzioni finanziarie europee hanno l’obbligo di detenere una quota di patrimonio a fronte dei rischi che corrono; per questo, più la banca investe in operazioni rischiose e più patrimonio la stessa deve detenere. Il patrimonio ha un grave difetto per una banca, non produce utili, ed è quindi facilmente comprensibile che una qualunque banca cerchi di limitare al massimo questo “deposito infruttifero”.
A questo punto entriamo in ballo tutti noi: quando “chiediamo soldi” agli sportelli per avviare una impresa, acquistare una casa o affrontare una qualsiasi spesa, più l’operazione è valutata rischiosa e più la banca deve detenere patrimonio per farvi fronte; ciò produrrà una redditività più bassa. In un periodo di crisi economica sostanziale, come quello che viviamo dove qualsiasi operazione è ritenuta altamente rischiosa, le banche sono obbligate a “chiudere i rubinetti del credito” e a negare nuovi mutui, anche a discapito dei loro interessi, per rispettare la normativa. In particolare, i grossi gruppi bancari non hanno un patrimonio adeguato per poter avviare molti nuovi investimenti rischiosi mentre le piccole banche (per vari motivi) sono quelle che stanno maggiormente sostenendo la potenziale ripresa economica grazie ad una migliore patrimonializzazione relativa, e ciò spiega l’apparente paradosso per cui le banche locali risultano spesso più dinamiche e disposte ad accogliere le richieste dell’utenza.
C’è chi accusa “Basilea 2” di “tarpare le ali alla ripresa economica” a causa di questo meccanismo vincolante e ne vorrebbe la sospensione; peccato che nelle loro analisi sorvolano sul fatto che l’ultima crisi bancaria non ha sostanzialmente riguardato l’Italia anche per mezzo della buona capitalizzazione delle nostre istituzioni finanziarie. Negli Stati Uniti d’America, in cui le banche non hanno l’obbligo di rispettare questa normativa, il patrimonio mancante causato dai buchi creati dai “mutui spazzatura” (sub-prime), se lo è pianto il governo centrale portando l’indebitamento sulla ricchezza annua (Debito/PIL) dal 60% del 2008 al 90% del 2009 e… “non finisce qui”…
Augurandoci che le pagelline delle nostre banche vadano quanto meglio possibile, non fosse altro per il nostro conflitto d’interesse, vi invito a prendere visione dei “voti” conseguiti dalla vostra banca riportati nella parte conclusiva del Bilancio d’Esercizio e pubblicizzato attraverso il sito internet istituzionale sotto la denominazione “3° Pilastro di Basilea 2“.
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