«Vendola è bravo nella politica “del dire” e non in quella “del fare”. Nasconde con un’efficace arte oratoria un vuoto programmatico. In questo, in tutto questo, si può spiegare la distanza tra l’Italia dei Valori e la giunta Vendola».
Antonio Di Pietro, leader indiscusso dell’Idv, in quest’intervista alla «Gazzetta» descrive prima di tutto i rapporti col presidente della Regione Puglia. Poi passa ad analizzare quelli, altrettanto problematici, col Pd. Di Pietro sta per imbarcarsi sul volo che da Roma lo porterà sino a Brindisi. Ieri sera al teatro «Monticello» di Grottaglie, in provincia di Taranto, ha presentato il suo libro «Il Guastafeste». E stamattina sarà a Bari per partecipare ad alcune iniziative sulla legalità.
Onorevole Di Pietro, proprio nei giorni scorsi, alla Regione Puglia, in commissione Affari generali, centrodestra e centrosinistra hanno tentato di approvare una legge che avrebbe consentito di individuare dall’esterno i propri collaboratori. I «portaborse», tanto per essere più chiari. Cosa ne pensa?
«Anche se a tempo determinato, si tratta di un modo surrettizio per entrare a far parte della pubblica amministrazione senza averne i titoli. Il mio partito è contrario a qualsiasi forma, a qualsiasi strumento che consenta di non fare i concorsi e di scavalcare leggi e regolamenti. Nella migliore delle ipotesi, del resto, in questo modo si favorisce il clientelismo ed il nepotismo. Basti solo pensare che nelle società controllate dagli enti locali lavorano in Italia circa 250mila persona. E’ un po’ come la Rai. Si tratta di una vera e propria lottizzazione anche se, naturalmente, gli stipendi erogati sono più bassi rispetto ai manager lottizzati della tv di Stato».
I rapporti tra voi e Vendola non sono certo distesi. Lei pensa che si possano ricucire da qui sino alle regionali 2010?
«Non so. In un anno possono accadere molte cose. Magari tra un anno lo stesso Vendola non sarà più ricandidato e, quindi, il problema non si porrà proprio».
Addirittura... I rapporti tra voi sono così tesi?
«Non personalizziamo. L’Idv non ragiona secondo barriere pregiudiziali. Il punto è un altro: Vendola, come le dicevo prima, è abilissimo nella politica del dire e non in quella del fare nascondendo così un vuoto programmatico notevole».
Vendola a parte, anche i rapporti col Pd non sono idilliaci. Alle prossime elezioni provinciali, andrete da soli a Taranto, a Foggia...
«Andremo con chi vuole rappresentare il cambiamento ed il rinnovamento delle istituzioni. Noi siamo portatori di un nuovo modo di fare politica. E le alleanze sono una logica conseguenza di questo».
Come va col Pd versione Franceschini? Veltroni aveva chiuso ogni spiraglio ad un’intesa con l’Idv.
«Prendo atto che Franceschini si sta dipietrizzando. Solo ora sta dicendo quello che io sostengo da mesi, da anni, su Berlusconi. E sì perchè io so bene come è fatto Berlusconi? Loro, quelli del Pd, all’inizio si erano illusi che si potesse dialogare».
Il Pd, da Roma a Bari, corteggia l’Udc. E’ preoccupato di essere tagliato fuori?
«Sarebbe solo un matrimonio d’interesse e come tutti i matrimoni d’interesse durerebbe poco. L’Udc, come nella migliore tradizione italiana, sta solo aspettando di vedere chi vince per poi salire sul carro dei vincitori».
Di fronte al «piano casa» del governo, la sua opposizione sembra lasciare degli spiragli.
«Ripeto, non sono uno che ha dei pregiudizi. E poi, scusatemi tanto, quei 550 milioni di euro che ora Berlusconi sbandiera sono quelli che nel 2007 io e il ministro Bersani stanziammo per agevolare chi non aveva una casa. Non posso, quindi, essere contrario. La possibilità di ampliare la propria casa? Vedremo, bisogna valutare caso per caso».
FABIO VENERE
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno.it
Tag:
onorevole di pietro a grottaglie, antonio di pietro, di pietro al teatro monticello, intervista alla gazzetta del mezzogiorno, idv
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