Nella cristianità di Ignazio Silone (1900 – 1978) ci sono presenze importanti che vanno da Gioacchino da Fiore a Celestino V sino a don Orione. Uno scrittore tra l’illuminazione del mistero e il perduto impegno “politico”.
Di questo si è parlato in un importante e affollato convegno organizzato dal Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, diretto da Pierfranco Bruni, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Fondazione “Nuove Proposte”, nell’ambito delle ricerche su “Itinerari Mediterranei”, svoltosi nei giorni scorsi a Grottaglie.
In ricordo di Silone tra il suo Abruzzo, il suo rapporto con la storie e la storia e il suo costante dialogo con il sacro. A fare da filo conduttore sono state le tesi e le proposte avanzate dalle relazioni dello scrittore Pierfranco Bruni e della saggista Marilena Cavallo. Entrambi hanno scritto diversi saggi sull’opera dell’autore di “Fontamara”. Per l’occasione sono state presentate ufficialmente da Micol Bruni, ricercatrice e segretaria del Centro “Grisi”, le due lettere inedite che Ignazio Silone scrisse a Francesco Grisi tra gli anni 1950 e 1960 e ora pubblicato in volume dal titolo “Spirito e verità” (edito dal CSR, a cura di Pio Rasulo).
Il convegno, coordinato da Roberrto Burano, Vice presidente del Centro “Grisi”, che ha introdotto la serata, si è sviluppato attraverso letture che sono state recitate da parte delle docenti Luisa Radicchio e Teresa Occhibianco.
Nel corso della serata la Fondazione Nuove Proposte, diretta da Elio Greco, con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ha consegnato all’Istituto d’Arte di Grottaglie il Premio Ignazio Ciaia e il Premio Aldo Moro agli studenti.
Silone era nato a Pescina dei Marsi, in provincia dell’Aquila, il 1° maggio del 1900, centonove anni fa, e morto a Ginevra il 22 agosto del 1978. Marilena Cavallo nel suo intervento ha sostenuto: “L’Abruzzo di Silone ha la sua caratteristica e la si legge nelle stagioni, nel paesaggio, nella gente. Non si tratta né di realismo né di denuncia ma di una letteratura le cui immagini sono ormai memoria. Una letteratura, dunque, che non solo si confronta costantemente con la storia e con la vita ma è sostanzialmente una letteratura – vita.
In questo processo esistenziale e culturale un compito importante è rivestito dall’incontro che fa Silone. Infatti il suo rapporto con Don Orione è fondamentale sia per una comprensione del rapporto testè annunciato sia per una chiarificazione del suo ruolo di scrittore. Di scrittore che non abbandona mai il paese della memoria, il paese del tempo, il paese che lo ha visto crescere”.
Mentre Pierfranco Bruni nelle sue tesi ha sottolineato: “Silone si annovera tra quelle coscienze inquiete (sul piano umano e culturale) che hanno caratterizzato e segnato il Novecento letterario italiano. Uno scrittore che non aveva mai perso il senso dell’indignazione. Sino alla fine. Il suo ultimo romanzo, “Severina”, è una confessione che richiama anche uno stile di vita. Oltre ogni steccato politico resta lo scrittore: quel Silone così eretico è così tanto bisognoso di speranza.
Non c’è perdizione ma una costante penetrazione nel vissuto Cristo logico che ha comunque, anche qui, di un richiamo fortemente paolino”. Cosa è emerso dalle letture e dal confronto interessante della serata? È emerso un Un Ignazio Silone che è lontano dall’ideologia ma è lontano anche dalla fede come cultura. L'eretico di Fontamara, del libro dedicato a Celestino e del romanzo che centralizza la figura di suor Severina è oltre ogni visione politica.
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centro studi e ricerche francesco grisi, marilena cavallo, pierfranco bruni, ignazio silone, roberto burano, lilli d'amicis, premio ignazio ciaia, premio aldo moro, studenti, istituto statale d'arte
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