Le piazze cittadine sono un argomento che ci sta molto a cuore, e negli ultimi tempi sono state diverse le occasioni in cui abbiamo puntato l’attenzione su di loro, sia per situazioni generali (A GROTTAGLIE CI SONO CITTADINI DI SERIE A E CITTADINI DI SERIE B: PERCHE'? PIAZZA VERDI ABBANDONATA) che specifiche (SEGNALAZIONE DEI CITTADINI: PIAZZA VITTORIO VENETO VITTIMA DI BULLI E VANDALI).
In generale, nella organizzazione sociale e geografica di paesi e città, le piazze hanno da sempre costituito un ruolo centrale di scambio, incontro e vita quotidiana, e solo negli ultimi anni, complice il traffico automobilistico sempre più diffuso, si sono viste privare quasi dovunque di questo primato. Grottaglie, lo dicono in molti, è la città delle piazze, oltre che delle uve e delle ceramiche; ne ha davvero tante, grandi e piccole, tirate a lucido e abbandonate a sé stesse, popolate e abbandonate, note a tutte e sconosciute ai più. Lo spunto per parlare ancora di piazze, piazzette, slarghi e spazi aperti viene dall’avanzamento dei lavori di sistemazione del tratto terminale di via Ferraris crollato mesi fa, che si appresta a diventare uno spiazzo dedicato alle vittime del lavoro. Quasi spontaneo chiedersi allora a quale destino questo luogo andrà incontro; se sarà curato come la villetta di via Colombo, se sarà snobbato dai più come lo spiazzo davanti alla chiesa della Madonna del Lume, se sarà messo da parte come piazza San Francesco de Geronimo o affollato come piazza Principe di Piemonte.
Non abbiamo strumenti per indovinare il futuro e quindi attendiamo speranzosi gli eventi, ma come sempre accade in questi casi, il nuovo favorisce l’attenzione sul vecchio, e così il completamento della prossima piazza ci ferma su quelle esistenti. Si è tanto parlato delle “grandi piazze”, se ne è parlato nel bene e nel male, per motivi economici ed architettonici, per confrontare le opinioni di chi le apprezzava e di chi le contestava, un po’ meno spesso invece si parla delle piazze più piccole, magari meno estese ma non per questo meno importanti, specie nell’ottica della valutazione della qualità della vita di chi abita nei loro dintorni. Si tratta elle piazze che arricchiscono (ed il termine non appaia eccessivo) il centro storico e le sue adiacenze, quasi sempre con la presenza di una fontana (a testimoniare il loro prezioso ruolo nella vita quotidiana sino a pochi anni fa), e quasi tutte in uno stato di triste abbandono. Si tratta – ad esempio - di piazza Leopardi, piazza Regina Elena, dello slargo tra via Forleo e via Risorgimento o dello spiazzo tra via Crispi e via Caravaggio, , tanto per fare alcuni nomi che non esauriscono la lista.
A questo punto, bisognerebbe lanciarsi in un appassionato j’accuse per stigmatizzare colpe e responsabilità di chi ha permesso che venissero divelti alberi e panchine, che muri e pareti siano utilizzati come tele per pittori astrattisti en plen air, che siepi e gramigna la facciano da padrone; sarebbe facile, forse troppo, e non risolverebbe granché. Quello che appare più difficile, ma che per questo ci sembra più bello da sperare, e che tanti cittadini si riapproprino fisicamente e sentimentalmente di questi luoghi, tornino a frequentarli, a curarli, a sentirli propri. Ci piacerebbe vedere che all’arrivo della primavera qualcuno dedichi qualche ora a pulire le aiuole, che qualche altro le abbellisca con fiori e piante, che qualche altro ancora spenda qualche ora del suo tempo libero per tinteggiare un muretto o una parete.
Sarebbe bello che soprattutto – ma non solo – chi abita vicino a quelle piazze torni a fare vivere, a fermarcisi per qualche minuto per ammirare le aiuole o per annusare il profumo dei fiori, che i nonni ci portino i nipotini a giocare raccontandogli vecchie storie di ricche acchiature e folletti dispettosi, sarebbe bello che queste piazze smettano di essere le latrine a cielo aperto di bestie a due e quattro zampe o le discariche di bottiglie e lattine di chi - dopo aver passato ore e ore a bivaccarci – sia troppo stanco per gettarle negli appositi raccoglitori di rifiuti.
Difficile? forse, utopia, probabilmente, eppure è più facile di quanto possa apparire, perché in pochi casi come in questo ciascuno di noi può fare la differenza. La primavera è alle porte, i pomeriggi sono sempre più luminosi e l’aria è sempre più tiepida, è il momento giusto per cominciare una reconquista che scacci vecchi e nuovi barbari e contribuisca ad un riappropriarsi della città per amore e non per egoismo. Ieri nelle piazze i nostri avi hanno costruito il presente, sta oggi a noi costruire il futuro.
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