IL MAESTRO DANIELE GALEONE E LE SUE FINESTRE MEDITERRANEE. UNA MOSTRA DEDICATA AL NOSTRO TERRITORIO
Di Mariangela Martellotta (del 05/09/2010 @ 07:08:57, in Cultura, letto 1890 volte)
Attraverso un’antologica il maestro d’arte Daniele Galeone rivela la sua deliberata sfida al senso comune di interpretare i segni del mediterraneo con tecniche ancora oggi troppo vincolate alla tradizione. La mostra inaugurata lo scorso 28 Agosto al Palazzo dell’Acchiatura ripercorre oltre cinquant’anni di pittura di un maestro che ha saputo sperimentare, reinterpretare, raccontare con sensibilità e acutezza l’evoluzione di un territorio e della sua gente. Personaggi, pensieri, fatti e luoghi: ogni quadro parla con una simbologia ed una tecnica differente – le opere sono per lo più raggruppabili in periodi artistici – eppure tutti convergono in un unico elemento :il territorio pugliese.
Daniele Galeone ci racconta della difficoltà di essere artista, di far valere sé stessi come portatori di un qualcosa di unico, di un messaggio. Sì, “essere artisti”, poiché artisti si nasce non lo si diventa, semmai ci si sforza di raggiungere una certa qualità nella tecnica e nell’utilizzo armonico delle forme; ma in questo itinerario d’arte dal titolo “Finestre Mediterranee” ogni finestra alla quale volgere lo sguardo è una delle sue opere e mentre la si osserva è come se ci si affacciasse sulla realtà che tutti conosciamo come qualcosa di oggettivo, concreto, ma in cui ciascuno proietta sé stesso. Come in Satyrion dove la storia di un luogo viene suggellata su una tela dai colori compatti e vivi, che non fanno perdere lo spettatore nei dettagli ma lo incitano a completare egli stesso il paesaggio retrostante lo stilizzato agglomerato urbano, quasi a ricordargli che quella terra antica esiste ancora oggi e siamo noi che ne facciamo la storia giorno dopo giorno.
Il periodo cosiddetto delle “figure nere” è probabilmente il più doloroso di quelli vissuti dal maestro. Il ricordo di un’amara vicenda personale è l’incipit per evidenziare – se pure sempre come è nel suo modo di fare garbato e delicato – che il problema si nasconde dietro le sagome informi e scure che ci circondano in un mondo all’apparenza intonso e dal cielo sempre terso (come lo sfondo delle sue opere dalle tinte ora calde ora fredde ma pur sempre omogenee e dalle forme estremamente lineari ed enigmatiche, quasi magrittiane. È impressionante vedere in un quadro risalente a decine di anni prima – come quello sull’ILVA – in cui viene idealizzata la situazione futura di allora che avrebbe creato lo stabilimento di Taranto. Allora era un presagio, oggi è la situazione concreta di una città degradata che da qualunque parte la si osservi ha sempre come sfondo le grandi e fumose ciminiere. Perspicacia certamente ma anche tanta sensibilità e voglia di aprire le sue “finestre” sul mondo attuale per mostrarlo nel bene e nel male a chiunque lo voglia: come si può osservare nel quadro dedicato alla Madonna della Scala (un complesso edilizio sacro racchiuso in una cornice verde a sua volta incorniciato da una persiana semiaperta.
Il maestro Daniele Galeone però, nonostante gli ostacoli e gli eventi dolorosi che costellano la vita di tutti e hanno – come ci racconta lui stesso – costellato anche la sua, è un ottimista di natura e segue un principio che purtroppo al giorno d’oggi è un’utopia: il bene comune! Non c’è alcun riferimento politico nei suoi slogan, nelle sue gigantografie di personaggi e nei suoi messaggi pittorici a volte volutamente allegorici. Piuttosto c’è una volontà di dare un’istantanea del presente da lui vissuto e dalla gente delle sue amate città (adottiva) Grottaglie e (nativa) Leporano. Che Guevara affiancato Papa Giovanni Paolo ed entrambi circondati da altri personaggi politici presenti e passati, e poi tutti avvolti da un’aurea densa e da forme morbide come in un grande sogno dove il famoso “bene comune” sia il punto di partenza e non solo una frase di rito.
Le pratiche pittoriche sono svariate: si va dall’uso tradizionale della pittura ad olio – utilizzata con diverse tecniche – alla serigrafia (come quella del presepe che ha vinto un premio nella città di Napoli e che si rifà al tradizionale presepe custodito presso la Chiesa della Madonna del Carmine di Grottaglie), dal fotomontaggio al collage (uno fra i più significativi è quello che rappresenta l’attuale Presidente della Regione Puglia Vendola coperto da una griglia che simboleggia le convenzioni e gli ostacoli che chiunque incontra nel voler incentivare all’innovazione; ma c’è anche il volto di San Francesco de Geronimo sovrastato da una griglia che rappresenta gli impedimenti coi quali ancora oggi il santo deve combattere per affermarsi come valore nella propria terra). “Finestre Mediterranee” come ci illustra lo stesso maestro Daniele Galeone è "Coniugare il dualismo dei valori delle tendenze tra antico e moderno, è ricerca continua, interiore e divina" ma senza cadere nella retorica e nella mescolanza di stili e tecniche a prescindere. Partire dal progetto per una città ideale chiamata “Nuova Magna Grecia” attraverso l’uso di una pittura consapevole, matura e volutamente premonitrice.
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