Lo Storico grottagliese Prof. Rosario Quaranta ha inviato alla redazione di Grottaglieinrete la sua opinione sulla scalinata emersa in questi giorni dopo gli scavi nell'atrio del Castello Episcopio.
"Forse sarà bene precisare, a beneficio dei Lettori, della pubblica opinione e dei responsabili dei lavori che la scalinata ritrovata nell’atrio del castello episcopio (ritrovamento che si presume interessante e importante, ma da studiare con attenzione) non può condurre, come è stato scritto nei vari comunicati che circolano, “all’antica cripta di San Giorgio” per il motivo semplicissimo che... non risulta in Grottaglie l’esistenza di tale cripta.
L’antica cappella di S. Giorgio, come chiaramente si evince dai documenti e in particolare dalla visita ivi compiuta da Mons. Lelio Brancaccio il 30 luglio 1577, non era di sicuro una cripta e non era sita dove è stato indicato e cioè nella bottega Bonfrate. La lettura del relativo documento fugherà ogni dubbio:
Cappella Sancti Georgii
Idem Illustrissimus Dominus una cum predictis visitavit cappella (sic) sub titulo sancti Georgii sitam extra moenia dictae terrae et proprie extra portam dictam de suso prope castrum, et invenit eam apertam lamiatam in modo testudinis. unicam habentem portam sine portis ligneis cum uno altari supra quo in pariete est immago Crucifixi Beatae Mariae Virginis, et Sancti Ioannis Evangelistae. Altare lapideum ereptum, nudum, et non consecratum, cum scabello similiter lapideo. Asseruerunt collationem ditte cappellae spectare ad mensam, nullum habere Rectorem nec dotem aliquam. Reverendus Archipresbiter curet ex elemosinis piis apponere aliquem trabem ante portam ad custodiendam cappellam.
(A.A..T.., Acta visitationis Terrae Criptaliarum di Mons. Lelio Brancaccio, f. 117r)
Cappella di San Giorgio
Lo stesso illustrissimo arcivescovo, insieme con i predetti (convisitatori) visitò la cappella sotto il titolo di San Giorgio, sita fuori le mura e propriamente fuori la “porta di suso” vicino al castello, e la ritrovò aperta, con soffitto lamiato a mo’ di testuggine, che aveva un unico ingresso senza porte lignee, con un altare sul quale si trova dipinta sulla parete l’immagine del Crocifisso, della beata Vergine Maria e di San Giovanni Evangelista. L’altare è in pietra, spoglio, non consacrato, con un sedile similmente in pietra. Asserirono che la collazione di detta cappella spettava alla mensa arcivescovile e che essa non aveva nessun rettore e nessuna dote. Il reverendo arciprete curerà di far apporre, grazie a pie elemosine, qualche trave davanti all’ingresso per la custodia della cappella.
Quanto sopra nulla toglie alla importanza del ritrovamento e s'impone - ovviamente - uno studio particolare ricorrendo anche agli specialisti (storici e archeologi), non esclusi quanti si interessano di storia delle antiche fortificazioni militari, dal momento che il nostro castello, prima di diventare residenza arcivescovile, ha avuto una intensa utilizzazione militare storicamente accertata. "
Rosario Quaranta
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