L’antico muro a secco che costeggiava Via Leone XIII, dalla vicina Cantina Sociale fino all’angolo con Via Crispi, nata sul fondo di un ramo secondario della Gravina del Fullonese, già utilizzata in tempi remoti come raccolta delle acque meteoriche provenienti dall’impianto urbanistico morfologicamente più elevato, è stato impietosamente abbattuto.
La sorpresa per i grottagliesi è stata ieri mattina, quando “quel luogo”, insistente proprio in quell’angolo, che una volta ospitava la settecentesca chiesa di San Vito (pure abbattuta negli anni Sessanta per far posto a niente), è stato cancellato definitivamente, ma non dalla memoria storia della comunità. Molti hanno spontaneamente ricordato, con immediata polvere di storia, quando fino agli anni ’50-’60 le pareti del Tempio dedicato al Taumaturgo, San Vito, (Lucania 303, Martire di Diocleziano, venerato come guaritore delle malattie epilettiche), servivano agli artigiani concia pelli, operanti nelle vicine botteghe, per stendervi le pelli ad asciugare. Giungiamo così nel XVII secolo, per ricordare un quadro storico caro ai grottagliesi. Qui, infatti, la famiglia De Geronimo, che dette i natali all’amatissimo “Francesco De Geronimo” (Grottaglie 17 dicembre 1942 – Napoli 11 maggio 1716), divenuto Santo protettore della Città, traeva sostentamento da quell’attività, diffusa all’epoca, in una di quelle botteghe ancora esistenti.
Più recentemente, intorno alla prima metà del secolo XX scorso, “il muro” lo aveva dipinto Ciro Fanigliulo (Lu Milordo), pittore neorealista della scuola grottagliese, in alcuni suoi quadri. Non sembra che il muro possa aver avuto problemi strutturali, ma pare sia prevalsa l’esigenza di ottenere una vasta superficie destinata a pubblica utilità, a quanto pare un parcheggio, e contenuta in parte da quel “muro a secco”. Nell’immediato, resta comunque l’amaro in bocca per un interessante tassello del territorio scomparso “improvvisamente”, insieme a mille ricordi a memoria d’uomo. L’opinione diffusa è che la vecchia struttura muraria poteva comunque sopravvivere con determinate accortezze di innovazione architettonica, che, sicuramente avrebbero dato ancor più lustro ad un interessante percorso turistico di valorizzazione dei luoghi che, come è noto, proprio quel “muro” chiudeva nel centro storico della città delle ceramiche.
A Palazzo di città, per bocca del vicesindaco Francesco Donatelli, assessore all’Urbanistica, abbiamo appreso che il “muro” verrà ricostruito con lo stesso criterio del modello a secco, ed in parte, per consentire l’ingresso di autobus turistici nell’area, appunto, che verrà destinata a parcheggio; ma non con la stessa pietra. Il “vecchio muro” dunque, almeno stando a quanto ha riferito il vicesindaco non ha vincoli urbanistici, eppure - aggiungiamo noi - non si può non riconoscergli quello più caro, affettivo ed emozionale di sempre.
Fonte: Corriere del Giorno
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