Anomala e straniante, "La bicicletta di mio padre", ultima opera di Pierfranco Bruni, a partire dalla definizione di romanzo, poiché chi in questo libro si aspetta trama, personaggi e finale non potrà che rimanere (beneficamente) deluso. Sarebbe opera di poesia, se un malvezzo ereditato da scolastiche classificazioni non considerasse tali quasi solo i componimenti in rima, meglio se baciata (siamo pur sempre il popolo delle canzoni “cuore-amore-dolore”, o no?). Ma Bruni ci ha abituato a non abituarci, e le sue sorprese non mancano mai di sorprendere.
In questo “romanzo” (chiamiamolo comunque così, se non altro per rispetto della definizione di copertina) Bruni è poeta alla moda di Pessoa, un fingitore così bravo da far credere credere bugie (letterarie, s’intende) gli accadimenti di una vita vera, divisi tra sogno e malinconia, speranze passate e sigarette non fumate. Li, nell’angolo della casa paterna e della memoria propria una bicicletta nera, ancora del passato che è stato e zavorra di un futuro che non potrà più essere, tra le pagine del libro il ricordo di un amore etimologicamente incompreso e umanamente rimpianto.
Sarà vero che si apprezza davvero una cosa o una persona quando la si perde per sempre? Bruni sembra confermarlo, o piuttosto sembra fare propria una titanica opera di iniziazione alla vita, che lascia morire i sentimenti dell’amante che fu, per dare vita e voce al narratore di oggi, impresa ne’ facile ne’ indolore, ma che pure merita di essere vissuta, sia pure senza farsi grandi illusioni o raccontarsi consolatori di essere impegnati in chissà quale Grande Opera, se è vero che l’Autore scrive: “Non ho fatto altro che raccordare la paura di perdere con l’annuncio del disamore che una storia serba in sé.”
Detta così sembra facile, una cosa alla portata di tutti, anche perché “qualsiasi storia nasconde amore e disamore”, ma serve la capacità di scoprirlo e la forza di raccontarlo, che non è roba per tutti. C’è chi lo fa ispirandosi alle vite degli altri, c’è chi lo fa basandosi sulle proprie esperienze, ma il confine tra l’uno e l’altro modus operandi sono ben più labili di quanto si creda, perché “tutto nella vita si ruba. Non soltanto le parole. Forse anche le emozioni”. Difficile non ritrovarsi nelle parole di Bruni, se almeno un po’ si è vissuto, quasi impossibile non invidiargli la capacità di creare immaginifiche metafore ed il coraggio di affondare il bisturi della verità nella piaga del proprio vissuto.
Bello sarebbe credere di poterlo fare anche noi, bastasse volerlo; ancor più bello sarebbe illudersi che si possa NON farlo, anche desiderandolo… ahinoi, l’artista (e Bruni è artista, quale che sia accezione che si vuol dare a questo termine) sa che vi sono urgenze intime che prescindono dalle convenienze, e che “Dimenticare resta una virtù. E ricordare resta un vizio” a cui non si riesce a sfuggire neppure per consunzione, poiché misteri e segreti non finiscono mai, ed in fondo, “perché poi dovrebbero finire i misteri che ci riempiono di vita”?
Si tranquillizzi l’aspirante lettore, l’opera di Bruni è quanto di più lontano dal feutillion di fine ‘800 o dai lacrimevoli romanzi per i “mocciosi” adolescenti di tutte le età del nostro decennio, l’Autore sa che “soltanto i sogni ci permettono di allontanare le rughe del cuore”, anche quando l’età e l’esperienza hanno fatto si che “quelle sulla fronte sono abbastanza marcate”; Bruni per sua ammissione è sognatore incallito, ed è consapevole che gli indiani sono sconfitti ma non conoscono la resa.
L’amore e la morte percorrono le pagine del romanzo ed emergono a tratti, come un fiume carsico, disvelandosi improvvise e neppure troppo distanti; certo la morte è un finire e una storia d’amore è spesso condannata a finire ma – non paia poco – l’amore, a differenza della morte, permette di ricominciare, consapevoli delle ferite inferte e del dolore ricevuto, perché nulla è peggio in una storia d’amore che il non esserci e “bisogna costantemente testimoniarsi per non essere assenti”.
Il rischio, è evidente, è una mielosa nostalgia ma, avverte Bruni, “C’è una nostalgia che si fa memoria. E la memoria costruisce con la consapevolezza che non si può ritornare al tempo perduto”.
Pare poco, ma è tanto, è la proverbiale essenza invisibile agli occhi del profano, è la pietra preziosa che va cercata nell’intimo della pietra negra e poi raffinata e squadrata, “il resto – scrive Bruni – è storia di tutti i giorni. Se non ci fossero i grandi amori o le passioni che ci attraversano staremmo tutti a inventarci le stelle. Le stelle invece dobbiamo rincorrerle”. Che il nostro sia un destino di eroici Prometeo o di tragici Sisifo non è dato sapere, e tutto sommato è meglio così, perché conoscere il futuro cancellerebbe il presente ed offuscherebbe il passato.
Guai a coloro che affidano il loro destino alle mani altrui, costretti ad una vita “conto terzi” in nome di false sicurezze ed anestetici “all inclusive”, beato colui che ha il coraggio di dire “Sono ancora in attesa di parole. Di quelle che non raccontano più. Di quelle che si lasciano vivere ma solcano il cuore”, onore a chi ha il coraggio di scrivere “Non ti offro nulla. Caro lettore. Ci sei tu. Segui il cammino. […] Guardati intorno. Non cercare le confusioni. Viviti il destino nell’intreccio degli incontri.”.
Semmai si possa aggiungere una ulteriore avvertenza al lettore, sarebbe quella di leggere questo libro lentamente, centellinando le pagine, magari aprendole a caso non “imparare” qualcosa, quanto piuttosto usandole come uno specchio per ri-flettere con sé stesso e su sé stesso, su quel patrimonio – unico ed irripetibile – che ciascuno serba nel suo intimo.
Nota a parte merita la descrizione di Taranto e di Grottaglie attraverso gli occhi e la penna di Francesco Grisi, che verga righe semplici ed incisive in una lettera che Bruni ci regala e che hanno l’effetto di spingerti a riguardare con occhi nuovi le vie ed i palazzi che credevi noti e banali, perché si sa, una bicicletta serve per muoversi in spazi vicini, ma a volte è capace di portarti davvero molto, molto lontano.
http://www.grottaglieinrete.it/dblog/tb.asp?id=4835
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