In un pellegrinaggio in Terra Santa si comprendono tante cose.. quelle cose che stando comodamente sulla poltrona di casa a guardare la TV che interpreta fatti evitando di fornire solo gli elementi oggettivi, non avevo capito. La prima cosa che si percepisce appena si poggia piede su quella Terra, tanto bella quanto martoriata per via dei significati che ha assunto, è il clima di paura chesi respira.
Anche i turisti temono di non essere adeguati. Adeguati a cosa? A tutti i controlli che si devono superare per entrare e per vivere in quella Terra che di santità ha solo il ricordo. Gli accertamenti vengono svolti indistintamente sia dai poliziotti israeliani che dalla cosiddetta security, paragonabile ad un esercito pluripotenziato. Questo è un concetto culturale che noi italiani non abbiamo, l’ossessione per il controllo, tanto opprimente da permettere ai componenti dell’esercito di rispondere solo a loro stessi, come se esistesse uno Stato nello Stato; tutto ciò provoca frequenti scontri tra i componenti della polizia e della security israeliana.
Gli ebrei si sentono il popolo eletto da Dio e perciò si ritengono perseguitati da tutti gli altri popoli dai quali si devono difendere, difendersi da chi? Forse prima di tutto dalle loro paure.
Questo è lo scoglio culturale che dovrebbe essere superato al fine di evitare i continui conflitti in quella splendida ma martoriata Terra palestinese. Componente fondamentale della loro vita è il difendersi da possibili attacchi esterni; pensare che perfino le donne devono prestare servizio militare obbligatorio per oltre 2 anni è un “rospo” difficile da mandare giù.
Ancora peggio va per gli uomini per cui il servizio militare dura 3 anni, ma non finisce qui! Tutti gli anni, fino al raggiungimento del quarantesimo, per un mese vengono richiamati per l’addestramento. Non esiste neppure il periodo di riposo per anzianità poiché possono essere sempre riarruolati in caso di conflitto. Tutto ciò crea una situazione in cui per le strade delle città si vedono passeggiare tante persone in divisa che girano armate anche quando indossano panni borghesi.
Immaginate di uscire nel centro storico di Grottaglie e oltre a trovare soldati dell’esercito armati che perlustrare la zona, si trovano ragazzine e ragazzini nello spiazzo antistante la Chiesa Madre che vogliono trascorre una serata con amici per bere e mangiare qualcosa in un localino; diversamente dal solito però, indossano in spalla uno splendido fucile M16 pronto a sparare anziché il più classico e confortevole marsupio. Vi posso garantire che la sola presenza di quest’arma crea inquietudine. La prima domanda che ti viene in mente è: “Ma se questi ragazzini perdono il controllo cosa succede?” (oltre che attentati!)
Spostandosi con il bus, spesso capita di imbattersi in check-point di controllo i cui soldati chiedono qual è la destinazione. Se non si è abbastanza convincenti, quelli della security perlustravano il pullman con il fucile spianato per verificare se non ci sia qualche infiltrato. Vi posso garantire che gli occhi di questi ragazzini, che a causa delle armi devono fare gli uomini, erano rossi per la paura e lo stress che quotidianamente subiscono.
In particolare, Quando abbiamo superato il muro di cemento (da non confondere con il muro del pianto) che divide Betlemme da Gerusalemme e il territorio della Cisgiordania dei palestinesi da quello israeliano come un moderno muro di Berlino, il controllo è stato fatto da due ragazzini, con il più piccolo che quasi si nascondeva dietro il compagno che perlustrava il nostro veicolo. Questi sono solo piccoli spunti di una situazione molto ma molto più complessa di quello che si può solo immaginare di cui tanto si discute ma poco si conosce e si fa.
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