Esci di casa, o dall’ufficio, o magari dal negozio dove sei stato per qualche decina di minuti ed hai l’amara sorpresa che no ti aspetti: la tua bicicletta non c’è più; sparita, volatilizzata, quasi certamente rubata. Per un attimo ti chiedi se non sei vittima dello scherzo di qualche buontempone, o l’inconsapevole protagonista di una “Candid Camera” in salsa paesana; i più dotati di autostima si pensano per un attimo i primi attori del remake di “Ladri di biciclette” di Germi, magari in una produzione hollywoodiana come quella che ripropose il caustico Al Pacino di “Scent of woman” come epigono del Gasmann di “Profumo di donna”.
I più realisti pensano al furto, e sono quasi certamente quelli che vanno più vicino alla realtà. Al sottoscritto è capitato due giorni fa, la mia bicicletta – ben più che maggiorenne – scomparsa insieme alla catena che doveva assicurarne invano stanzialità e proprietà. Qualche parolaccia e inviti all’ignoto ladro di scoprire che i freni non funzionano solo a metà della discesa di via De Gasperi, magari mentre una corriera della invade la sua corsia per sorpassare un auto parcheggiata in doppia fila; poi tutto passa, mi armo di santa pazienza e raggiungo a piedi la mi destinazione, fortunatamente distante solo qualche centinaia di metri.
Ne parlo con amici e conoscenti e scopro che da oramai molti giorni la mia disavventura è comune a molti grottagliesi. C’è chi si è vista sottrarre la bicicletta e indirizzata da un attento vicino al colpevole meno che adolescente (a volte le signore perennemente di vedetta alla finestra a registrare i fatti di tutti hanno la loro utilità), dopo aver richiesto la restituzione del maltolto ai genitori del ladro in erba (ed aver dovuto, ad onor del vero, minacciare di rivolgersi ai carabinieri...) ha visto tornare il telaio senza sellino e manubrio, già venduti ad ignoti (?) acquirenti, sentendosi dire che avendo riavuto quasi tutta la bicicletta, non era il caso di lamentarsi troppo.
Stamattina altra testimonianza su via Leopardi, dove una robusta catena ha salvato telaio e ruota anteriore, ma non ha impedito che la posteriore venisse asportata, quasi certamente in modo fraudolento.
Parliamoci chiaro, il furto di biciclette non è certo una novità, specie in città universitarie come Roma, Bologna o Padova costituiva un fatto quasi normale, che alimentava un fiorente mercato ricettatorio di velocipedi interi da vendere per poche migliaia di lire a studenti squattrinati ed amanti – per scelta o per peculio – di una mobilità economica ed alternativa. Ma Grottaglie gli studenti mobili sono soprattutto quelli di un liceo che non riesce ad avere da decenni la sede unica e definitiva, e l’ipotesi appare alquanto remota nel nostro caso.
Più facile pensare ad un mercato destinato a chi - locale o extracomunitario - non abbia possibilità di muoversi altrimenti oppure più dolorosamente (almeno per i proprietari dei velocipedi involati), pensarli destinati al mercato del rottame di ferro, insieme a vecchie lavatrici, spezzono di tubo e catinelle sfondate. Quale che sia la verità, dubito che una bicicletta rubata possa fruttare al suo ladro poco più di un paio di decine di euro, esponendolo peraltro al rischio di ritorsioni più fisiche che legali da parte dal legittimo proprietario che dovesse sorprenderlo con le mani nel sacco, o sul sellino, che dir si voglia.
Aldilà del dispiacere personale per il furto subito ed il disagio di dover recuperare in tempi stretti una bicicletta sostitutiva, lo sconcerto maggiore è per quella che probabilmente è la causa prima che porta a questi eventi; se più di qualcuno arriva a rischiare incolumità fisica e salvaguardia penale per pochi euro quasi certamente non si naviga in buone acque, economicamente parlando.
Certo rubare biciclette è più facile – e per alcuni meno grave – che scassinare abitazioni, scippare pensionati, o rubare automobili, ed è proprio questo, per assurdo, il punto: una sorta di illegalità diffusa e quasi “a colpo sicuro” si sta espandendo a macchia d’olio e sta instillando nei più la convinzione che “mal comune, mezzo gaudio”, con la comprensibile rassegnazione che prende il posto della legittima indignazione.
A questo punto, il bravo cronista si riserverebbe la chiamata in causa delle Forze dell’Ordine e – perché no – una spruzzata di moralismo etico un tanto al chilo, ma non essendo un cronista e men che meno bravo ne faccio a meno senza dolermene, ma non posso neppure sottolineare che, quando si arriva alla “lotta tra poveri” come nel già citato capolavoro cinematografico di Germi, la pochezza non è solo economica e il malessere non può che riguardare tutti: cittadini, istituzioni e tutori dell’ordine, ciascuno per la sua parte.
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