In una nota, il consigliere Patrizio Mazza (Idv) riflette su un tema reso oggi ancora più importante dai tagli economici che hanno colpito le istituzioni scolastiche, incidendo in maniera pesante sulle possibilità di formazione delle generazioni del futuro. "Partecipando al forum “Prospettive formative e professionali del polo universitario ionico”, del Comitato qualità per la vita, organizzato presso il convento San Francesco, sede universitaria di Taranto, che ha visto la presenza di alcune personalità del mondo accademico, sorge spontaneo chiedere : “ Quanti laureati di Taranto o della provincia, nel corso degli ultimi anni, hanno trovato occupazione nel territorio ionico…”.
Ritengo che l’università con tutte le sue facoltà debba mirare alla programmazione congiunta di un “progetto lavorativo ”, che deve essere necessariamente calato nel territorio, se in quest’ultimo e per la sua comunità si vuole ottenere riscontro positivo. Ragione per cui facoltà come Scienze ambientali e marine, nonché Ingegneria, ed Economia Aziendale fino a Beni Culturali e Lettere, ed ancora le tutte le materie sanitarie, dovrebbero esaudire in primis la necessità di un territorio che manifesta problematiche: sanitarie, ambientali ed economico-lavorative, e quindi dovrebbe lavorare in antitesi al sistema culturale, politico, sindacale attualmente presenti, che tende sostanzialmente a privilegiare la monocoltura dell’industria inquinante.
A Taranto ed in provincia viviamo una situazione, sul piano politico, economico, sanitario ed anche della informazione spicciola, inficiata dall’unica economia imperante. La politica orbita in questo sistema di economia ed in modo ineludibile anche l’informazione e la cultura ne risentono, ciò in quanto la mancanza di diversificazione di realtà economiche e produttive determina mancanza di libertà e quindi mancanza di democrazia.
Taranto ne risente pesantemente anche sul discorso culturale oltre che economico- lavorativo; del resto sono anni che si parla di porto, interporto, logistica ma ad oggi vige il nulla di fatto, a parte gli innumerevoli proclami. La comunità ionica risente grandemente della mancata realizzazione di alternative economiche alla grande industria.
L’unica speranza è che siano i nostri giovani a volere fortemente un progetto alternativo in un’ottica di grande rivoluzione culturale al fine di rimanere a vivere sul proprio territorio senza migrare altrove. Così da non assistere alla progressiva devastazione di un territorio, prima con l’abbattimento delle pecore, poi con la distruzione dei mitili, ancora poco e passeremo all’abbattimento dei malati perché quando non sapremo più dove metterli si potrebbe paventare per assurdo tale ipotesi.
Se la città non cambia nella mentalità, e solo grazie alla cultura ciò può accadere, la gente sarà sempre più manipolabile, permissiva, rassegnata e orientata verso problemi non pertinenti alla realtà e al territorio. L’Università deve elaborare un progetto globale di trasformazione radicale in termini economici e culturali per Taranto, mentre la politica e le amministrazioni devono coadiuvarla al massimo nella realizzazione .
Ho scritto un progetto di legge, che prossimamente sarà presentato in Regione, in cui coinvolgo l’università sull’incentivazione dell’agricoltura nell’agroalimentare, mediante studio ricerca e relativa trasformazione in prodotti finiti e valorizzazione degli stessi, da realizzare in Puglia, nello Ionio e non altrove, che metta fine allo strapotere delle multinazionali che agiscono a scapito della filiera corta, impedendo ai produttori un giusto guadagno e ai consumatori di risparmiare. Se non nasce qualcosa di radicale e culturalmente rivoluzionario in questo senso coadiuvato dall’università non vedo via d’uscita per il territorio.
Penso quindi ad una diversificazione economica secondo vocazione territoriale con effetti di benessere interno lordo e non di solo PIL, che come ben sappiamo non si riverbera con benefici sul territorio tarantino se non a livello di massa stipendiale, ricchezza che si disperde nell’acquisto di prodotti commercializzati delle multinazionali; quindi in forma di “ricchezza” volatile per la comunità ionica.
Con cosa vogliamo alimentare l’entusiasmo dei giovani se non con una riprogrammazione di economia almeno per i prossimi 15 anni, partendo da subito, e tesa a valorizzare la storia del territorio magno-greco, le peculiarità delle risorse agricole, della zootecnia, del mare contrastando chi racconta che nasciamo con la vocazione a produrre tubi e veleni?”
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