Una morte avvenuta in circostanze misteriose di una rumena di 39 anni ha fatto aprire un giallo dai contorni macabri: l’autopsia effettuata sul suo corpo a scopo diagnostico, infatti, ha portato alla luce una gravidanza che la donna aveva tenuta nascosta anche ai medici dell’ospedale di Grottaglie dove si era recata sabato pomeriggio perché colta da malore. Il feto scoperto solo in sede autoptica, aveva circa tre, quattro mesi di gravidanza.
Secondo gli inquirenti che sul caso hanno aperto un’inchiesta per omicidio, per ora senza indagati, a causare il decesso potrebbe essere stato un farmaco per cardiopatici assunto per scopi abortivi. I sanitari del San Marco che nel breve periodo del ricovero l’hanno avuta in cura, avevano già avuto sospetti sulle compresse che la paziente aveva mostrato loro dicendo di averne assunta solo una.
Dalla confezione acquisita agli atti, però, ne mancano almeno dodici. Si tratta di un farmaco prodotto in Romania, non commercializzata in Italia, dall’effetto antianginoso che sarebbe impiegato come abortivo grazie alle sue proprietà fortemente vasodilatatorie.
Ad occuparsi del caso è il pubblico ministero Maurizio Carbone che ha allargato le indagini sulla cerchia di conoscenti della rumena. Su un giovane albanese, soprattutto, che ieri è stato sentito per diverse ore dai carabinieri della compagnia di Grottaglie. L’uomo già noto alle forze di polizia come un soggetto molto violento, ha dichiarato di essere all’oscuro dello stato interessante della sua amica.
La donna aveva da poco trovato lavoro come badante presso una famiglia di Grottaglie dove aveva il compito di accudire un’anziana signora. A nessuno pare avesse confidato il suo stato interessante. Sposata con un uomo albanese dal quale si era allontanata da circa un anno per raggiungere l’Italia, la rumena aveva cominciato a frequentare il giovane albanese conosciuto in Puglia su cui ora sono puntati i sospetti degli investigatori.
Il sospetto degli inquirenti è che dietro l’«incidente» accaduto alla rumena possa celarsi un oscuro traffico di farmaci abortivi importati illegalmente in Italia dai paesi dove la molecola è consentita. Tra gli effetti collaterali del farmaco in questione, avrebbe rilevato il medico legale Sarcinella autore dell’esame autoptico, c’è appunto quello della possibile induzione l’interruzione di gravidanze per cui l’uso è sconsigliato alle donne incinte.
Lo specialista, al termine dell’autopsia, ha potuto solo constatare un edema polmonare quale causa diretta del decesso. Bisognerà attendere almeno sessanta giorni, invece, per gli esami istologici e tossicologici il cui esito darà risposte più certe.
L’episodio di Grottaglie ha fatto ricordare agli stessi inquirenti un caso analogo accaduto ad un'altra giovane rumena morta improvvisamente circa dieci giorni fa mentre andava in bicicletta. In quel caso il decesso è avvenuto per strada sul litorale ionico mentre il referto medico diagnostico un arresto cardio respiratorio per cause naturali.
Per questo la magistratura non ha disposto il riscontro autoptico permettendo il rimpatrio della salma. Non si esclude, comunque, che alla luce di questi ultimi avvenimenti la magistratura tarantina non possa aprire un fascicolo anche su quel caso disponendo una rogatoria per l’esumazione della salma.
Fonte: Corriere del Mezzogiorno
Tag:
ospedale san marco, aborto, badante, rumena, ospedale di grottaglie, omicidio, pm maurizio carbone
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