Delle infiltrazioni di acqua attraverso il solaio dell’ospedale Giuseppe Moscati di Taranto si era sempre parlato. Tanto che qualcuno aveva più volte scritto lettere ai responsabili dei lavori tecnici. Le segnalazioni, inascoltate per mesi, hanno raggiunto il culmine nella corrispondenza del reparto di cardiologia del presidio alla periferia di Taranto dove un dirigente medico di quella struttura è arrivato addirittura a chiedere mezzi di protezione, diciamo così, poco convenzionali per gli ambienti di cui si tratta: ombrelli e stivali.
«Faccio presente per l’ennesima volta - scrive nell’ultima missiva il cardiologo Antonio Peluso inviata al direttore medico dell’ospedale - che quando piove l’acqua filtra in abbondanza attraverso il soffitto allagando stanze e corridoio. Questo - aggiunge il medico - provoca disagio nel reparto, nonché comporta il rischio di cadute per gli utenti ed il personale in servizio. E’ incredibile - prosegue la nota indirizzata al dirigente medico del Moscati che dopo anni di segnalazioni non si sia stati capaci di porre rimedio a questo ». Ed ecco la provocatoria richiesta di presìdi di protezione. «Se proprio è così complicato impermeabilizzare un tetto - commenta il viceprimario con piglio polemico - allora, in alternativa, chiedo che siano forniti ombrelli e stivali da pioggia per il personale e gli utenti, in modo da consentire agli stessi di muoversi nel reparto quando piove ». Il documento in questione porta la data di aprile 2009 ma ad oggi la situazione non è cambiata. Anzi. «Qualcosa è migliorata», fa sapere il primario della cardiologia, Vincenzo Lenti, che tenta così di smorzare le prevedibili polemiche. «So che sono intervenuti riparando in parte ciò che non andava e comunque, da quanto mi risulta, la direzione si sta muovendo per risolverlo definitivamente». Quando viene giù la pioggia, però, l’acqua filtra ancora dal solaio della cardiologia dove, corridoi e ambulatori compresi, c’è il rischio di bagnarsi o scivolare. Ammette il primario Lenti, «qualcosa si vede ma molto meno di prima».
La singolare protesta dei cardiologi non ha lasciato indifferenti i responsabili dello stabilimento che per le condizioni in cui si trova necessita più di un aggiustamento strutturale e non solo manutentivo. Risulta, infatti, che il dirigente medico, Gianfranco Malagnino, abbia già riferito il malcontento ai propri referenti aziendali i quali si sarebbero a loro volta mossi per aggiustare il danno. Risulta sempre agli atti, inoltre, una richiesta di sopralluogo da parte dei tecnici i quali avrebbero anche provveduto a far predisporre un progetto che prevede la riparazione di mille metri di lastricato. L’iter burocratico per acquisire un preventivo e l’eventuale aggiudicazione di gara non è ancora stato concluso. La strada più breve per ovviare a questi tempi sicuramente lunghi, è quella utilizzata più volte dai responsabili del settore tecnico della Asl che potrebbero affidare il lavoro ad una delle ditte inserite tra quelle di fiducia dell’ente. Tutte operazioni che potrebbero concludersi in qualche mese ma che, da quanto asserisce il dottor Peluso nella sua lettera, non sono stati mai presi in considerazione. L’ospedale Moscati situato nel quartiere periferico Paolo VI di Taranto, rientra tra i presidi tarantini che la Regione Puglia intende sostituire con il nuovo polo denominato San Raffaele del Mediterraneo gestito da una società mista, pubblico- privato, composta da Asl e dalla fondazione San Raffaele di Milano. La sua dislocazione è prevista sulla stessa direttrice per Martina Franca dell’ospedale Moscati.

Il primario Vincenzo Lenti
CorMezzogiorno
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