Questa sembra essere la domanda cui il romanzo di Lorenzo Laporta, “Bugia d’amore”, vuole dare una risposta. Olga e Chiara sono due sorelle, la prima, affetta da bulimia, consuma nella solitudine dell’appartamento svuotato dai genitori il suo rituale di immagazzinamento e espulsione del cibo, pulsionale e metodica allo stesso tempo. Chiara invece è inesperta e gettata nel mondo del liceo dal quale per emergere bisogna tirar fuori tutte le proprie forze, a costo di mentire, per acquistare un po’ di considerazione agli occhi di chi ti circonda.
L’istituto di istruzione superiore in questione è il Mamiani, così letterario e poetico (e così duro) da essere immortalato perfino in una canzone di Daniele Silvestri. L’atmosfera che si respira è attuale, con tanto di rivolta anti-Gelmini, facile intuire che l’autore del testo ha trascorso un periodo da vero e proprio ‘esploratore’ in situ della realtà che avrebbe descritto nel suo romanzo. Ce lo immaginiamo mentre carpisce i segreti di un mondo, i codici di un comportamento ingenuo che ambisce alla trasgressione, con quei dieci anni di differenza che nel mondo delle scuole superiori equivalgono a dieci anni luce.
“Bugia d’amore” è il primo titolo della nuova collana Meltin’Pot, diretta da Fabio Salvatore per la casa editrice “Aliberti editore”, che divide la propria operatività tra Reggio Emilia e Roma. Aliberti punta su un genere oggi forte cercando di svuotarlo dalla stereotipia per restituirlo alla letteratura. Ci riesce con questo romanzo di Lorenzo Laporta, che a sua volta inaugura un nuovo corso per la produzione letteraria pugliese, appartenendo il giovane tarantino a una generazione di nati negli anni ottanta e piazzandosi con la forza di una scrittura che non è localistica e che allo stesso tempo non si produce in inutili ammiccamenti verso una scrittura di genere, quella young adult, cui afferisce una nutrita nicchia di lettori.
La stessa ambientazione romana, studiata nei particolari, permette al lettore di vivere quasi una pellicola a distanza. Il personaggio di Chiara si rivela essere senza dubbio il più interessante, quello che ci accompagna nella vicenda e nel quale è più facile immedesimarsi. L’incontro con Angela, l’amica ‘alternativa’, costituisce la svolta necessaria, il punto in cui la vicenda diviene accattivante. Il seguito è tutto da scoprire, con un alternarsi vivace di vicende e personaggi. Questo romanzo non fa altro che testimoniare, qualora ce ne fosse il bisogno, la presenza di un forte fermento creativo nella scrittura pugliese, basti fare i nomi di due autori provenienti dalla provincia di Taranto che appartengono a una generazione di poco precedente a quella di Lorenzo Laporta, ovvero sia Omar Di Monopoli e Cosimo Argentina, i quali in un certo senso hanno battuto le strade inesplorate dell’approfondimento socio-antropologico di denuncia.
Laporta descrive una realtà poco distante (a livello temporale) da quella che può essere la sua recente esperienza, e lo fa con l’occhio critico del descrittore. I momenti in cui ci sembra di rivivere la nostra adolescenza sono gli stessi nei quali immaginiamo che un lettore più giovane può leggere la propria vita, con gli spasimi e le rivolte infinite. “Tutto qui?” si chiede a un certo punto uno dei personaggi. Pensiamo di no, la forza di questo libro sta proprio nel suo potere evocativo, nel farci scoprire che una bugia detta senza cattiveria a volte è più utile di una verità indelicata.
Laporta ci conduce in un mondo nel quale è facile sbirciare, come da una finestrella, per trovarci in accordo con la teoria di Angela: “Per fare la cosa giusta, delle volte, devi fare quella sbagliata. E magari questa è quella giusta, dopotutto. Quanti uomini dicono bugie. E quante donne anche”. Vero, provare per credere.
L’appuntamento con il libro Bugia d’amore è l’ottavo appuntamento dopo gli incontri già tenutosi con gli autori Cesare Natale,Vittorio Ricapito, Gina lupo, Angela Ferilli, Gianni Liviano, Angelo Di Leo, Francesca Pellegrino, Michele Tursi e Pierpaolo D’Auria che hanno presentato i loro ultimi successi letterari.
La rassegna Un Sorso di Cultura ha la particolarità inoltre di coniugare il momento culturale e letterario con una degustazione di vini di produzione grottagliese gentilmente offerti dall’Enoteca Antica Botte di Grottaglie e ciò a voler promuovere i prodotti enogastronomici del territorio.
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