
Non ha retto più e si è suicidato. Pietrino Vanacore, il portiere dello stabile di via POMA a ROMA, dove fu assassinata Simonetta Cesaroni.
Il corpo senza vita di Pietrino Vanacore è stato ritrovato in mare oggi alle 12.15, in località Torre Ovo, marina di Maruggio, una corda legata al collo.
L'uomo avrebbe lasciato due biglietti con le stesse parole, uno sul tergicristallo della sua auto e uno all'interno della vettura: "Venti anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio". Sul posto il sostituto procuratore della Repubblica Maurizio Carbone e il medico legale. Sulla vicenda indagano i carabinieri della compagnia di Manduria. Ci sarebbero anche altri biglietti, ma non è chiaro né dove sono stati trovati né il loro contenuto.
Svariate e diverse volte la vita di Pietrino Vanacore è stata presa di mira da media e testate a risvolto nazionale. Numerose le "visite" a Maruggio, cittadina nella quale si era rifugiato dopo esser stato prima arrestato e poi scarcerato.
Programmi come "Matrix", "Porta a porta", "Chi l'ha visto", hanno inopportunamente riscavato in questa vicenda mandando telecamere e reporter sulle stradine della piccola Maruggio alla ricerca di indiscrezioni e pettegolezzi sul portiere di via Poma.
Oggi, alle 12.15, Pietro Vanacore non c'è l'ha fatta più a reggere 20 anni di sofferenze e si è tolto la vita.
Da wikipedia la storia di quest'uomo: "La mattina dell’8 agosto 1990 la polizia sveglia tutti i condomini dello stabile di via Poma 2. Vengono interrogati i portieri, il caso punta verso una soluzione semplice. I quattro portieri assieme ai loro famigliari sostengono di essere rimasti attorno alla vasca del cortile per tutto il pomeriggio del 7 agosto, dalle 16.00 alle 20.00. Stando a ciò che dicono nessuno è potuto entrare nella scala B senza essere notato. I poliziotti setacciano l’intero palazzo alla ricerca degli indumenti che mancano a Simonetta, ma non trovano niente. Gli investigatori ricostruiscono i fatti. Dalle testimonianze si deduce che Simonetta è sola il 7 agosto 1990. La sorella l’ha lasciata alla metropolitana, lei è andata in ufficio come programmato, nessuno è stato visto entrare nella scala B e l’ultimo contatto risale alle 17.35 per la telefonata di lavoro. Da ciò che gli psicologi della polizia hanno constatato sulla scena del delitto, l’assassino presumibilmente avrebbe tentato di violentarla, ma all’atto non è riuscito ad avere un'erezione e in questo status di frustrazione ha sfogato con colpi violenti la sua ira. Resosi conto dell’accaduto, ha tentato di pulire tutto, riordinare l’ufficio e far sparire il corpo. Qualcosa o qualcuno lo hanno interrotto. Dalle voci raccolte dalla polizia, Pietrino Vanacore non era con gli altri portieri giù nel cortile nell’orario che va dalle 17.30 alle 18.30, cioè l’orario in cui Simonetta è stata uccisa. C’è uno scontrino sospetto, Vanacore ha comprato dal ferramenta, alle 17.25 un frullino. È testimoniato che alle 22.30 Vanacore si è diretto a casa dell’anziano architetto Cesare Valle, che si trova più su dell’ufficio incriminato, per fornirgli assistenza. Cesare Valle però dichiara che il portiere è arrivato a casa sua alle 23.00. Questa mezz’ora di intervallo tra le due testimonianze porta gli investigatori a sospettare del portiere cinquantacinquenne. In un paio di suoi calzoni vengono trovate macchie di sangue. Nella scala B il pomeriggio del 7 agosto 1990 ci sono solo due persone, Cesare Valle e Simonetta Cesaroni. Nessun estraneo è stato visto entrare. Vanacore, il portiere dello stabile B, si assenta dalle 17.30 alle 18.30, orario dell'omicidio. Questa per gli inquirenti è la soluzione del caso. Pietrino Vanacore passa 26 giorni in carcere, poi il suo avvocato convincerà i giudici a farlo uscire. Ad un esame approfondito, le tracce di sangue sui pantaloni risultano essere dello stesso Vanacore, che soffre di emorroidi. Inoltre viene sostenuta la tesi che chiunque abbia pulito il sangue di Simonetta si sia sporcato gli abiti dello stesso. E poiché Vanacore ha indossato gli stessi abiti per tre giorni di fila - dal 6 agosto all'8 agosto 1990 - ed essi sono esenti del sangue di Simonetta, allora non può essere stato lui. Le circostanze assai sospette lo fanno rimanere l’obiettivo numero uno della polizia, ma accertamenti sul DNA del sangue ritrovato sulla maniglia della porta della stanza dove è stato rinvenuto il corpo, scagioneranno ulteriormente Pietrino Vanacore. A 20 anni di distanza, il 9 marzo 2010 Pietrino Vanacore è stato trovato morto in mare: si sarebbe legato a un albero per una caviglia e si sarebbe gettato in acqua in località Torre Ovo, vicino Torricella, dove viveva da anni, Vanacore avrebbe lasciato una scritta su un cartello: "20 anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio"."
(foto Corriere della Sera)
Tag:
pietro, pietrino, vancore, suicidio, suicida, morte, morto, manduria, maruggio, taranto, corda, impiccato, via poma, delitto
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