Lo stalking appartiene a quella categoria di comportamenti odiosi, che parlano di persecutori e vittime, che minacciano di guastare, e a volte davvero guastano in modo insopportabile, sia pure per un periodo generalmente limitato, la vita delle persone, generando ansia, paura, sentimento di oppressione.
Diverse possono essere le modalità e le “ragioni” degli atteggiamenti intrusivi e persecutori dello stalker, cioè dell’aggressore, ma lo schema di gioco è sempre lo stesso: una persona decide di essere presente in modo aggressivo e minaccioso nella vita di un’altra persona, nonostante quest’ultima tenti di respingerla.
Lo stalker è in genere una persona che non riesce ad accettare che l’altro faccia scelte proprie, e non è in grado di vedere, di percepire, la sofferenza che gli infligge. La sua insistenza deriva proprio dalla incapacità di immedesimarsi in chi soffre l’abuso che sta commettendo.
La vittima dello stalker è spesso una persona che egli ritiene incapace di difendersi da sola e, soprattutto, incapace di farsi aiutare dagli altri, siano essi parenti o autorità. A volte, nei casi in cui vi è anche una componente psicopatologica spiccata, l’aggressore fantastica che la vittima abbia piacere, ad essere perseguitata. Come ridurre il richio di diventare vittime di chi non ci rispetta? Allontanandoci il più rapidamente possibile da persone che mostrano di essere insensibili alla nostra difficoltà o alla nostra sofferenza e che non ascoltano il nostro punto di vista su quanto sta accadendo.
Se poi ci accade di essere già in una condizione di vittime, è urgente uscire dall’isolamento, che spesso l’aggressore interpreta come complicità se non addirittura come desiderio di essere tormentati, e farlo sapere alla maggiore quantità di persone, sino alla denuncia pura e semplice.
La legge che definisce reati questi comportamenti ha reso tutti più consapevoli della gravità della cosa e consentito l’adozione di provvedimenti di protezione immediati, che mettono al sicuro la vittima ma – e questo mi sembra importante – aiutano anche il persecutore, mettendolo di fronte all’inaccettabilità del proprio comportamento, sin lì sminuito nel suo valore aggressivo.
L’innalzamento (il più rapidamente possibile) di un muro inequivocabile tra lo stalker e la sua vittima, attraverso l’uscita dall’isolamento e la denuncia, blocca la paura e interrompe un circolo vizioso. Il pericolo vero, legato al progressivo deterioramento del circuito persecutore-vittima, infatti nasce dal silenzio e dalla chiusura.
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stalking, stalker, violenza, persecuzione, perseguitati, perseguitata, perseguitate, assilo, denunciare
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