"Chi ha pane non ha denti e chi ha denti non ha pane", un detto che calza perfettamente con la situazione fra Grottaglie e il proprio patrimonio naturale e culturale.
Lama del Fullonese (la cui denominazione "fullonese" deriva da "fullone" o conciapelli o tintore, mestiere esercitato da una piccola colonia di ebrei, sfuggita dall'eccidio e dall'incendio di Oria del 977) alle spalle della zona dove sorgel’attuale Ospedale San Marco, è lunga circa 800 metri e nel percorrere il fondo vallivo, lo sguardo scopre le numerose grotte che si aprono lungo i versanti del burrone, ricoperto da folti cespugli di timo, serpillo e ruta che profumano intensamente l'ambiente, mentre alberi principalmente di fico e di querce occupano le diverse terrazze.
Noi di GIR, guidati da Gian Claudio Sannicola dello Speleo Club Cryptae Aliae, abbiamo avuto la fortuna – ma anche il dispiacere – di visitare ancora una volta un luogo unico dal punto di vista naturalistico ma deturpato dall’ignoranza di persone non degne di essere considerate tali e dalla assoluta assenza di opere di tutela per la salvaguardia e la sicurezza del sito – meta giornaliera non solo di amatori del trekking ma anche di inesperti ragazzini in cerca di emozioni forti – quelle che probabilmente le nuove generazioni non sono più capaci di trovare da soli - e di un posto dove nascondersi dopo aver marinato la scuola.
Al nostro sguardo grotte di varia forma a seconda delle varie esigenze delle genti che nel corso dei secoli le abitarono; ma non solo, cisterne risalenti al XV e XVI secolo e i resti di viadotti e canalizzazioni scavate nella roccia per il recupero delle acque piovane, sono un po’ dovunque ma anch’esse come le antichissime grotte risalenti addirittura al periodo preistorico (dati i ritrovamenti di selci) si stanno letteralmente smaterializzando a causa del passare del tempo e dell’erosione dovuta ai fattori climatici. Purtroppo il materiale lapideo tende troppo spesso a franare creando anche un pericolo per gli utenti abituali. A nulla sono valse le protezioni sulle enormi bocche delle cisterne messe dal Comune su segnalazione degli speleologi stessi: alcune sono state già divelte dai vandali.
All’interno delle grotte troviamo di tutto: siringhe, materassi bruciati, preservativi, centinaia di cicche di sigaretta e ogni genere di immondizia, anche una vasca da bagno buttata a valle dall’ex convento. Probabilmente, anzi sicuramente, per gli individui colpevoli è risultato più facile danneggiare un patrimonio comune di inestimabile bellezza che comportarsi civilmente, e ci si pone il quesito : se tutta quell’immondizia un loro vicino di casa l’avesse buttata davanti la porta di casa loro per evitare di raccoglierla e portarla in un cassonetto che reazione avrebbero avuto?
Sul fianco destro della gravina si scorge la Chiesa rupestre inizialmente chiamata dei SS. Pietro e Paolo (VI-VII) ed in seguito detta di San Pietro dei Giudei, composta da due elementi con un altare di roccia tagliata a dosso alla parete, sul quale un tempo si ergeva un crocifisso con ai lati la Vergine, San Giovanni Evangelista, San Paolo e San Leonardo, del quale si sono perse le tracce. Sulla sinistra della Chiesa era situata la grotta detta Casa dei Pellegrini. Anche questo che oltretutto è un luogo di culto, è stato teatro di atti di vandalismo e addirittura molti anni fa di un omicidio che molti grottagliesi non dimenticheranno mai per la ferocia e l’incomprensibilità sui reali motivi. La chiesetta ormai è una latrina a cielo aperto, coperta di scritte e deturpata nel suo intimo di luogo sacro. Stanchi ma desiderosi di scoprire cosa Gian Claudio ci vuole mostrare ancora, giungiamo al più grande edificio storico della Città di Grottaglie: "Il convento del fullonese".
Gir si è occupata diverso tempo fa e in diversi momenti di riportare l'attenzione sullo stato di abbandono e degrado in cui versa questo immobile. Riportiamo alcuni articoli già pubblicati sul nostro magazine:
- IL CONVENTO DI GROTTAGLIE. COS'ERA IERI E COS'E' OGGI. ESCLUSIVO PER VOI! del 25/04/2008
- DETURPATA LA FACCIATA DELL'EX CONVENTO. STIMOLATI DAI MURALES? del 15/09/2008
- IL CONVENTO DI GROTTAGLIE PRESTO RISTRUTTURATO COME MUSEO, CENTRO CONGRESSI E STRUTTURA RICETTIVA del 21/09/2009
Inoltre proprio pochi mesi Gir ha avviato una campagna di sensibilizzazione attraverso l'iniziativa "SALVIAMO IL CONVENTO DEL FULLONESE DI GROTTAGLIE: SEGNALALO COME LUOGO DEL CUORE AL FAI!"
Si è cercato in tutti i modi di riportare alla luce lo stato in cui si trova l'intero complesso: il convento, ex ospizio di mendicità, e la chiesa annessa, dedicata a Sant'Antonio. Ma la questione – come spetto accade in Italia – cominciò con grande clamore e terminò in assoluto silenzo.
La struttura che fu dei Cappuccini ed è stata orfanotrofio, oggi cade letteralmente a pezzi e nessuno se ne interessa. All’interno una vera discarica. E c’è chi si diletta addirittura con riti satanici a quanto raccontano le testimonianze ed i ritrovamenti.
Entrando in quello che fino a pochi decenni fa è stato ospizio di mendicità ed orfanotrofio femminile, si ha la possibilità di toccare con mano quanto a volte sia inconcludente l’attività di chi è chiamato ad amministrare la “cosa pubblica”. Perché si prova rabbia nell’osservare lo stato di abbandono e di degrado di una struttura che potrebbe essere recuperata e sopperire ai tanti “deficit” infrastrutturali di una comunità che non può vivere soltanto di piazze. Restiamo basiti davanti al degrado della cappella: statue prima collocate nelle nicchie della chiesa che sono state portate via, i fregi, i dipinti sono stati rimossi. Il pavimento è ricoperto da pietre e siringhe, che ben dimostrano come l’edificio sia ormai punto di ritrovo di tossicodipendenti e disperati, pareti sono imbrattate con scritte di ogni genere. Nel piccolo chiostro poi è stato deturpato da un grande ed espressivo disegno che lascia ben pochi dubbi sulla possibilità che siano celebrati riti che hanno poco a che fare col cattolicesimo o con le altre confessioni religiosi. Saliamo le scale facendo attenzione a non calpestare escrementi e rifiuti vari, e sperando che l’architrave di qualche porta alla quale è stata sottratta addirittura la cerchiatura metallica non ci crolli addosso.
Mancano quasi totalmente i corrimano e chi ci ha vissuto fino alla fine (a circa vent’anni fa risale la chiusura definitiva) racconta che erano in marmo, che il primo piano della struttura a seconda dei periodi ha ospitato le celle dei cappuccini e le stanze degli anziani. Oggi versa in un totale stato di degrado. Addirittura sono state rimosse le mattonelle dei bagni e, dalle pareti, i fili di rame. Qualche vandalo ha cercato anche di rimuovere i mattoni. Dai balconi che si affacciano sulla gravina del “Fullonese” e sull’ospedale “San Marco” sono state tolte le ringhiere. Le finestre e le porte “naturalmente” sono state oggetto di saccheggi da parte di ignoti : sicuramente adulti il cui materiale illecitamente stoccato ha fatto comodo alla faccia di un comportamento civile che ci si dovrebbe aspettare da una comunità come Grottaglie che vanta il titolo di “città”.
La visita prosegue nell’antico e imponente edificio. Saliamo al secondo piano, che nel cenni passati ha ospitato il refettorio e il dormitorio dell’orfanotrofio femminile. Ai nostri occhi si presentano le stesse scene già viste al primo piano ma c’è di più: Gian Luca ci conduce in quella che negli ultimi mesi è diventata una galleria d’arte libera per coloro comunemente chiamati “artisti di strada” ovvero i creatori degli splendidi murales che stanno dando un tocco di originalità e togliendo un po’ di quel grigiore nei quartieri grottagliesi. Usciamo sul terrazzo sul quale si affacciavano le risicate ma pur sempre suggestive celle che ospitarono le numerose suore. Un paesaggio che ci viene offerto è sorprendente ma basta girarsi di spalle per avere una panoramica del degrado su tutte le facciate e gli sporti dell’ex convento: degrado che si mescola ai giganteschi e stilisticamente differenti murales, ciascuno dal significato subliminare ma di impatto non indifferente. Indubbiamente si può dare una ragione all’utilizzo non autorizzato dell’ex convento come laboratorio per gli artisti: meglio il colore che il degrado. È vero però che non essendo la struttura sottoposta a controllo sta succedendo quello che ci si poteva aspettare, ovvero, i murales artistici sono stati già coperti da scritte e graffiti che farebbero vergognare le mamme di chi li ha fatti! Questi ragazzi o adulti che siano non hanno nulla di meglio che fare nella propria vita? Non hanno stimoli se non quelli di danneggiare le cose che sono patrimonio di tutti? Non hanno ricevuto un’educazione perché è un vizio di famiglia approfittare dei beni altrui? Sì! Con questo non si vuole neppure giustificare il comportamento di coloro che hanno fatto i murales poiché se pure trattasi di vere e proprie opere pittoriche quella che in ambito artistico viene definita “contaminazione” non è il sinonimo di “sfruttamento indiscriminato di spazi e luoghi per performance artistiche senza alcun criterio e rispetto dell’eredità storica, culturale e religiosa di un qualcosa”.
Ecco che l’ex Convento dei Cappuccini è il testimone della nostra storia e, nel contempo, il simbolo dell’incapacità di recuperare ed utilizzare una struttura, scrigno del nostro passato e merce rara a disposizione dei predoni moderni.
Nel 2004 si propose di adibire l’ex Conospizio a casa di riposo, ma c’era anche l’idea di destinare l’ex Convento dei Cappuccini a sede del Liceo “Moscati”.
Ovviamente recuperare una struttura del genere presuppone uno stanziamento rilevante di fondi, del quale probabilmente il Comune non può assolutamente farsene carico.
Certo però sarebbe anche inconcepibile vendere a privati o dare in pasto a speculatori edili una struttura pubblica di cui tutti siamo padroni ma anche custodi. Per cui sarebbe da escludere una proposta di riutilizzo dell’ex convento per tornaconti personali e per cambi di destinazione d’uso che lo renderebbero l’ennesimo insediamento urbano sulle gravine – magari per pochi eletti che pagassero a peso d’oro una vista mozzafiato come quella che si gode dalla terrazza del campanile –.
Negli anni passati si è parlato di un progetto che voleva fare dell’ex convento una struttura turistico-ricettiva. Un progetto sicuramente ambizioso ma per il quale era previsto l’intervento dei privati, e lì si sarebbe incorsi in un modo di fare tipico delle attuali amministrazioni che si sbarazzano per pochi soldi dell’incomodo mentre i privati possono fare quel che gli pare giocando sul fatto di avere i nulla osta facili, anche perché da nessuna parte – almeno pubblicamente – compaiono documenti che testimonino vincoli di tipo artistico, archeologico o paesaggistico. All’ex Convento dei Cappuccini potrebbe toccare la sorte della Congrega del Santissimo Sacramento, crollata nel marzo del 2004. Eppure quella struttura potrebbe essere recuperata ed utilizzata in vari modi.
Gian Claudio ci parla di un progetto stilato dal Comune per il recupero dell’immobile ma a quanto pare messo nel cassetto dopo tante fatiche e tanti scervellamenti.
Una proposta a vantaggio degli stessi cittadini potrebbe essere un’opera di autorecupero eseguita per lotti da tutti i lavoratori in campo edile e impiantistico che attualmente a Grottaglie sono in cassa integrazione o disoccupati; ce ne sono tantissimi e il Convento potrebbe fungere da cantiere sperimentale per dare lavoro a medio e lungo termine e garantire un ritorno economico ed una manodopera autoctona e senza scopo di lucro come potrebbe invece essere un megappalto da milioni di euro ad un impresa di forestieri.
Se realmente il complesso immobiliare e della gravina fosse sottoposto a tutela e cominciasse pian piano un’opera di recupero si potrebbe affermare di avere finalmente un risultato di una politica che non guarda al tornaconto dei voti ma al reale bene comune – dato che, come ci dice lo stesso Gian Claudio quando gli chiediamo perché se esiste un progetto non c’è neppure un tentativo di ottenere dei finanziamenti per il recupero, questo tipo di intervento sebbene per la comunità non sarebbe fonte di voti o strumento per possibili campagne elettorali, visti i tempi molto lunghi che investirebbero anche due giunte successive –.
Il sole sta ormai tramontando e decidiamo di fare ritorno in paese. Noi di GIR ci lasciamo alle spalle una realtà di cui non conoscevamo tutte le vicende e speriamo che così come è stata mossa la nostra sensibilità un pochino venga scossa anche quella di chi leggerà il reportage di questa piccola grande avventura.
Tag:
convento, ospizio, documentario, claudio, sannicola, degrado, abbandono, scempio, distruzione, murales
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http://www.grottaglieinrete.it/dblog/tb.asp?id=3151
- CONVENTO DEL FULLONESE: AL VIA LA GARA PER IL RIPRISTINO STRUTTURALE. TRA 400 GIORNI IL 1° RECUPERO? (80%)
- CONVENTO DEL FULLONESE: AL VIA I LAVORI PER RENDERLO STRUTTURA RICETTIVA, CENTRO CONGRESSI E MUSEO (80%)
- FOTO STORICHE DELL'EX CONVENTO OSPIZIO DI MENDICITA' (40%)
- IL CONVENTO DI GROTTAGLIE PRESTO RISTRUTTURATO COME MUSEO, CENTRO CONGRESSI E STRUTTURA RICETTIVA (30%)
- SALVIAMO IL CONVENTO DI GROTTAGLIE (30%)
- GIR OSPITE IN RADIO DELTAUNO PER PARLARE DEL CENTRO STORICO (20%)
- IL CONVENTO DI GROTTAGLIE: IERI DECANTATO DA POETI OGGI NEL DEGRADO TOTALE (20%)
- 5 CAMPI SPORTIVI ABBANDONATI A SE STESSI. DEGRADO A GROTTAGLIE (20%)
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