La Grande Festa di San Ciro per i bimbi grottagliesi è legata al 31 gennaio, più precisamente ha inizio la sera del 30 gennaio con l’accensione della pira e prosegue con la grande processione dei devoti nell’indomani, la maggior parte dei quali scalzi, con la statua di San Ciro; questo personaggio barbuto che percorre le principali strade cittadine con lo sguardo rivolto al cielo.
Ma chi era San Ciro? San Ciro era un medico egiziano, per questo lo si venera come il protettore dei medici, ha vissuto nel III secolo dopo Cristo, convertito al cristianesimo è stato perseguitato, martirizzato torturato con olio bollente e ucciso bruciato vivo. Da qui la tradizione di accendere un grande fuoco, la cosiddetta “pira” o “foc’ra” per ricordare la sua morte da martire.
Sebbene la sua vita e la sua morte siano particolarmente significative per la fede cristiana, senza l’intercessione di un altro grande santo nostrano come San Francesco de Geronimo, difficilmente questa venerazione sarebbe giunta a noi. Nonostante un balzo temporaneo di 1400 anni, le vite straordinarie di questi due uomini si intrecciano nella cittadina di Grottaglie dimostrando come realmente tutti noi viviamo in un percorso storico dove spesso il tempo non è la variabile principale.
Le motivazioni che spiegano perché San Francesco de Geronimo abbia scelto di introdurre a Grottaglie il culto di San Ciro non sono chiare ancora oggi, anche se è possibile individuarne almeno due, profondamente diversa l’una dall’altra. La prima vuole che il chiedere a Grottaglie di venerare San Ciro sia stata proprio una missione di San Francesco de Geronimo, diffondendo un culto che si stava ampliamente radicando in Campania, dove San Francesco de Geronimo predicava.
Tale motivazione – secondo alcuni - cozzerebbe però con l’appartenenza di San Francesco de Geronimo alla Compagnia di Gesù. In altre parole, non si spiegherebbe come mai, se è vero che il santo nostro concittadino stesse conducendo una missione di indottrinamento da parte della Chiesa, non si sia preferito proporre al culto popolare Sant’Ignazio, fondatore della Compagnia di Gesù, o qualche altro grande personaggio gesuita. Inoltre, la spiritualità gesuitica, caratterizzata da una spiritualità molto mistica che non a caso ha introdotto il concetto di esercizi spirituali nella confessione cattolica, e che si concentra molto sulla figura di Gesù e tende a non sostituirla con quella di altri santi.
A questo punto prenderebbe piede un’altra possibile motivazione: San Francesco de Geronimo, fin da piccolo, era venerato come un santo per i miracoli reali o presunti tali che gli venivano riconosciuti, tanto che era diventato impossibile per lui operare la sua missione quotidiana. Immaginate cosa potesse significare vivere e predicare essendo considerato un “santo vivente” in una città come Napoli che ha 54 patroni protettori.
Al fine di evitare una martirizzazione al contrario, la strategia utilizzata dal nostro concittadino grottagliese potrebbe essere stata quella di affermare che i suoi miracoli fossero frutto della sua “semplice” intercessione verso San Ciro, allora praticamente sconosciuto anche perché giungeva da una terra lontana come l’Egitto. Tale decisione permise a Francesco di ottenere i risultati sperati e di replicare tale scelta nella sua predicazione a Grottaglie, dove già lo attendeva una beatificazione popolare.
La famosa frase pronunciata da San Francesco ai suoi concittadini “un giorno amerete più San Ciro di me” è una lucida analisi fatta da un uomo straordinario quando comprende che spesso noi non amiamo una persona per quel che è, ma per quel che rappresenta.
San Francesco fu, insomma, facile profeta, e da allora sino ad oggi la grande festa di San Ciro è stata un momento fondamentale della vita e della religiosità a Grottaglie.
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