La festa di San Ciro si avvicina e i preparativi fervono, come a Grottaglie, anche a Napoli e in alcuni comuni della sua provincia. San Ciro è difatti uno dei santi più venerati in Campania, ed è il patrono delle città di Portici e di Vico Equense. Pensiamo infatti a quante persone portano il nome del santo: c’è praticamente almeno un Ciro in ogni famiglia, e dedicate sempre al suo nome anche innumerevoli attività tra le più svariate: Farmacia San Ciro, il famoso chiosco “da Ciro a Mergellina” , lo stadio San Ciro di Portici…
E non posso non fare un riferimento alla mia infanzia, dove mi vedo tra i miei ricordi a casa dei nonni a Napoli, assieme ai miei cuginetti, tutti inginocchiati davanti ad una statua di San Ciro a grandezza quasi naturale protetta da una campana di vetro, in devoto raccoglimento a pregare affinché San Ciro ci regalasse qualche “dolcino”… il miracolo avveniva sistematicamente SEMPRE e dall’alto piovevano caramelle, confetti, cioccolatini ...
L’istituzione annuale della celebrazione religiosa e della conseguente festa del 31 gennaio si deve al nostro concittadino, San Francesco de Geronimo, il santo gesuita che svolse il suo ministero sacerdotale a Napoli e nel Mezzogiorno d’Italia negli anni 1675-1716. Nel Medioevo le spoglie di San Ciro furono portate a Napoli e nella città partenopea il gesuita Francesco De Geronimo divenne devoto al Santo d’Egitto portando con sé nelle missioni una sua reliquia attribuendo ad essa tutti i prodigi che si manifestavano durante le sue prediche.
San Ciro e San Francesco de Geronimo, i due compatroni della città di Grottaglie, coabitano nella Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli. Nella navata sinistra della Chiesa si trova la Cappella di Sant’Anna, successivamente dedicata a San Francesco de Geronimo, con al centro la statua raffigurante il Santo in atto di predicare.
Proseguendo sempre verso sinistra ci troviamo di fronte alla Cappella della Crocifisso, più nota come la cappella di San Ciro, con al centro l’altare con il crocifisso e ai lati dell’altare ci sono due nicchie ospitanti due statue in legno: a destra quella di San Giovanni Edesseno, e a sinistra, quella di San Ciro; in basso vi sono riposte le reliquie del Santo, conservate in un’ urna di marmo. Sono centinaia le persone che in devoto raccoglimento quotidianamente si raccolgono nella cappella del Crocifisso.
L’annuale ricordo e celebrazione, nella chiesa del Gesù Nuovo di Napoli, del martirio di S. Ciro ebbe inizio nell’anno 1693. Lo si rileva proprio da un manoscritto di S. Francesco De Geronimo, nel quale è annotato: "Nella nostra chiesa è stato dato principio ad una nuova festa in onore di S. Ciro, medico, eremita e martire".
Da ogni parte grandi folle accorrevano alla chiesa del Gesù Nuovo per venerare il corpo di San Ciro. La devozione a S.Ciro era ormai radicata nel popolo, e proseguì a lungo anche dopo la morte di San Francesco, senza registrare alcuna interruzione; la venerazione delle reliquie e la fiducia nella loro intercessione presso Dio suscitano tuttora grande ammirazione. Anche l'utilizzo, introdotto peraltro dallo stesso San Francesco De Geronimo, dell'olio e dell'acqua benedetti per ungere o segnare gli infermi, non è venuta meno.
Ogni anno questa festa viene celebrata con grande solennità. Il Gesù Nuovo registra un imponente afflusso di fedeli per tutta la giornata, provenienti non solo da Napoli ma da tanti altri comuni della Campania.
La ricorrenza è fortemente sentita anche nei comuni di Portici e Vico Equense, che hanno come patrono San Ciro e vivono momenti solenni religiosi e festivi in maniera molto simile a Grottaglie. A Portici I festeggiamenti in onore del Santo sono separati in due ricorrenze distinte nell'anno. La prima è celebrata il 31 gennaio: la statua è sistemata sul lato destro dell'altare e durante tutta la giornata la folla di fedeli e devoti si avvicenda con preghiere e canti.
La piazza è illuminata a festa e bancarelle di ogni tipo si posizionano per le strade adiacenti. In passato al centro della Piazza San Ciro, a sera, si accendeva un grande falò ( proprio come la nostra Pira) ma la tradizione in seguito e stata abolita per ragioni di ordine pubblico. La seconda festività cade a maggio, nella prima domenica, con la solenne processione che si snoda lungo tutte le vie della città. I rituali di questa processione sono antichissimi.
Moltissimi devoti portano un abito o una sciarpa dello stesso colore amaranto del manto di San Ciro. Preceduta dal suono delle campane, la statua del santo è messa sulla porta centrale della chiesa, portata a spalla e sistemata ai piedi della scalinata. Tutte le Arciconfraternite di Portici sono presenti e sfilano in ordine prestabilito dal rituale; ciascun gruppo è rappresentato dal grande stendardo di seta colorata o di pesante damasco, il pellegrinaggio procede lungo tutto le vie della Città con al seguito tutte le autorità cittadine con a capo il Sindaco.
A Vico si festeggia anche san Giovanni, martire assieme a san Ciro. Il culto è antichissimo ed in questa cittadina i due martiri sono sempre celebrati insieme, anche se, forse in virtù delle doti di guaritore attribuite a San Ciro, quest’ ultimo è più popolare del suo compagno di fede. Per la processione, la tradizione vuole che a portare a spalla le statue in legno e cartapesta del medico di Alessandria (san Ciro) e del soldato di Edessa (san Giovanni) siano i pescatori, che sfideranno il freddo invernale a piedi nudi a testimoniare il loro legame con i patroni.
In occasione dei festeggiamenti si distribuisce l’olio di san Ciro con cui ungere gli ammalati a ricordo delle attività taumaturgiche del santo che già in vita era celebrato per la sua professione medica legata alla azione umanitaria verso più poveri.
immagine: picasaweb.google.com
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