Con l’accusa di aver compiuto una truffa alla Regione Puglia e al servizio sanitario nazionale, i militari della Guardia di finanza – in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare – hanno arrestato quattro persone, tra le quali il rappresentante legale e il direttore sanitario di una clinica privata tarantina, la clinica “D’Amore”, che già nel maggio 2007 era finita nel mirino degli investigatori, sempre per una presunta truffa al Servizio sanitario nazionale. Gli arresti odierni sarebbero stati determinati dalla scoperta di un meccanismo analogo a quello che già l’anno scorso portò ad altri quattro arresti: sarebbero cioè stati chiesti rimborsi per interventi chirurgici per i quali i rimborsi non sarebbero spettati e che venivano già pagati dai clienti della clinica.
Agli arresti domiciliari, su ordine del giudice per le indagini preliminari Michele Ancona e su richiesta del Pm Alessio Coccioli, sono stati posti: Francesco D’Amore, responsabile legale della clinica “D’Amore” in viale Magna Grecia; Maurizia Nardoni, impiegata del settore amministrativo della clinica; Giovanni Gravilli, chirurgo plastico, e Arturo Vicinanza, medico di base dell’Ausl Taranto 1 in servizio presso il distretto di Grottaglie. Vengono contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato e di falso ideologico. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, la clinica D’Amore, fino al marzo 2007, avrebbe ottenuto dalla Asl indebitamente rimborsi per 70 mila euro relativi a prestazioni sanitarie per le quali la struttura non era convenzionata.
La clinica era accreditata con la sanità pubblica per la chirurgia generale e l’ostetricia, ma i rimborsi sarebbero stati erogati per prestazioni di vario tipo, tra le quali la mastoplastica additiva. I pazienti sottoposti alle operazioni avrebbero versato al chirurgo plastico somme variabili tra i 4.000 e i 6.000 euro. La clinica era già stata al centro di un’analoga inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza. Il 9 maggio del 2007, fu notificata un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari – successivamente revocata – al responsabile legale della clinica, Francesco D’Amore, ad un funzionario dell’Ausl, all’allora direttore sanitario della clinica e ad un urologo convenzionato con la casa di cura tarantina. In quell'occasione fu contestata una truffa da 6 milioni di euro per indebiti rimborsi ottenuti tra il 2000 ed il 2004.
Secondo l’accusa, l'urologo, che risponde di concussione, prospettando la difficoltà di eseguire le operazioni all’ospedale “Miulli” di Acquaviva delle Fonti (Bari), sia per le liste di attesa che per l'impossibilità di garantire la sua presenza per via dei turni di lavoro, avrebbe dunque dirottato i pazienti alla clinica “D’Amore”, facendosi indebitamente pagare per questo trasferimento e riscuotendo poi dalla struttura sanitaria tarantina il relativo trattamento economico.
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno
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