Il 18 ottobre 1900, esattamente 110 anni fa, nasceva a Grottaglie Gaspare Alfredo Pignatelli, l'uomo politico più rappresentativo che la nostra città abbia mai avuto. Da ragazzo studiò al Collegio Argento di Lecce, ma dopo pochi anni dovette partire per il primo conflitto mondiale del 1915-18.
Finita la guerra guardò con grande interesse ed entusiasmo agli ideali di giustizia e libertà di Don Luigi Sturzo del quale in seguito divenne grande amico e uomo di fiducia. All' inizio degli anni '20 aderì al Partito Popolare Italiano, fondato da Don Luigi Sturzo nel 1919, del quale fu propagandista fino ad aprire e diventare segretario della Sezione di Grottaglie fino allo scioglimento del partito avvenuto nel 1926. Nel 1924 si laureò in Scienze Economiche e Commerciali a Roma dove rimase fino alla fine della seconda guerra mondiale lavorando come commercialista. Nel 1946 tornò a Grottaglie dove fondò la Banca Popolare.
In questi anni Pignatelli ricoprì cariche politiche di grande prestigio e contribuì non poco alla nascita della Democrazia Cristiana. Eletto nel 1948, nella I Legislatura, fu membro della X Commissione Industria e Commercio. Nel 1953 viene rieletto nella II Legislatura quando nel governo Scelba ebbe l' incarico di sottosegretario di Stato all' Industria ed al Commercio. Nel 1956 viene eletto Sindaco di Grottaglie, ma nel 1958 si dimette per potersi candidare alle elezioni del 1958 per la III Legislatura.
Viene eletto Senatore della III Legislatura il 25 maggio del 1958 facendo parte della XI Commissione Igiene e Sanità. Cinque anni dopo, il 28 aprile del 1963 verrà eletto nuovamente Senatore per la IV Legislatura mantenendo il suo ruolo nella Commissione Igiene e Sanità. Oltre ad essere un uomo di grande potere politico per le innumerevoli cariche prestigiose ricoperte, Gaspare Pignatelli era un uomo estremamente pragmatico, decisionista, pronto ad affermare e sostenere la propria volontà diretta a cambiare, a migliorare e a modernizzare il suo paese, paese per il quale nutriva un amore sviscerato.
Ed in questa ottica si giustificano le molteplici opere urbanistiche, colte al momento con grande approvazione da parte di tutta la cittadinanza e solo in seguito criticate per il mancato rispetto nei confronti di opere architettoniche “sacrificate” per favorire lo sviluppo della città. Questa frenetica ed irriverente corsa a demolire il “vecchio” per far posto al “nuovo” valsero al Senatore, coadiuvato dall’ ingegnere Prete, l' appellativo di “Casparinu sgarra palazzi”. Al fiorire di strutture urbanistiche moderne fece da contraltare la scomparsa di edifici storici come la vecchia torre col suo antico Orologio Civico e il Palazzo di Bonaventurta-Caraglio sede della vecchia caserma dei Carabinieri per far posto rispettivamente alla Pretura attuale ed alla Banca Popolare Jonica, strutture sicuramente non in armonia con il contesto architettonico che le circonda.
Risalgono allo stesso periodo la costruzione di altre strutture come la Torre dell' Orologio col caratteristico suono della sua sirena “Lu mamome ti Pignatelli”, il mercato coperto edificato sull’ area della vecchia Piazza del Mercato, il Monumento dei Caduti, lo Stadio intitolato ad “Atlantico D'Amuri”, la caserma dei Carabinieri, le scuole. Per non parlare poi della rete idrica e fognaria e soprattutto dell' opera che “redime” il Senatore, che la volle tenacemente, che la vide nascere e crescere come lo sguardo di una madre che nutrendolo vede crescere il proprio figlio, l' Ospedale San Marco, da lui stesso definito”la pupilla dei miei occhi”. Pignatelli era intransigente pretendendo il massimo decoro in una struttura che doveva essere un esempio di funzionalità in linea con il gold-standard dell' epoca.
Le attenzioni rivolte all'Ospedale S. Marco si protrassero fino al 3 novembre del 1980, giorno della sua morte. Il merito di Gaspare Pignatelli sta proprio nella caparbietà di portare avanti un progetto giusto per il suo paese utilizzando come mezzo un grande potere, quel potere che gli è venuto dalla propria gente, quel potere capace di imporsi e che a volte si rende necessario, quel potere che ormai, almeno per la nostra città, appartiene ad un tempo passato.
Certamente sono criticabili il suo carattere a volte burbero, lo sviscerato odio a prescindere per il comunismo fino a comprendere le correnti di centrosinistra in seno alla stessa Democrazia Cristiana, l' irriverenza per il passato architettonico del suo paese ma sicuramente sono da lodare i meriti avuti nel contribuire alla crescita ed alla trasformazione della realtà grottagliese. Ed infine va dato merito alla sua grande personalità, di uomo politico e di uomo pubblico citato, tanto per dirne una, anche a pagina 336 del libro “Onorevole stia zitto” del Senatore a vita Giulio Andreotti.
http://www.grottaglieinrete.it/dblog/tb.asp?id=3427
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