È cominciata il 14 Novembre la rassegna cinematografica “Sguardi sul reale” promossa e organizzata dall’Associazione Sud in Movimento che si tiene nei locali del pub Santa Sofia con cadenza quindicinale dalle ore 17:00 alle ore 20:00.
Dopo ogni proiezione segue un dibattito per discutere con uno o più esperti del tema trattato nel film. A partire dalla prossima visione verranno proiettati film dal tema proposto dagli stessi spettatori. Il film di esordio alla rassegna è stato “Fuga Dal Call Center”, per la regia di Federico Rizzo, che racconta la vita e le vicende sentimentali di Gianfranco Calndrin (Angelo Pisani), giovane precario dei giorni nostri, catapultato dalla gioia di una laurea a pieni voti in vulcanologia direttamente in un call center per necessità.
Assunto per la sua qualifica accademica "particolare", Gianfranco vedrà progressivamente allontanarsi i sogni e sarà declassato all’ultimo grado della scala professionale. La fidanzata Marzia (Isabella Tabarini), nel frattempo, è costretta a lavorare come centralinista in un telefono erotico per mantenersi agli studi e sostenere le spese della convivenza con Gianfranco. I nonni di entrambi, che li hanno cresciuti e con cui vivevano, li hanno improvvisamente spinti all'indipendenza per vivere anche loro una propria storia d’amore.
La vita diventa dura, monotona e soprattutto terribilmente cara! Nessuno, naturalmente, concede un prestito a due giovani precari senza un contratto. Le cose vanno sempre peggio e la depressione - figlia di un lavoro malpagato, poco qualificante e insicuro – li manda in crisi.
Sembra veramente di dover elemosinare qualsiasi cosa e ad aggravare la situazione una gravidanza inaspettata…Tra gli interpreti compare anche l’attrice comica Debora Villa nella parte di Kelly e il critico cinematografico e giornalista Tatti Sanguinetti nella parte di un assurdo psicologo del lavoro che seleziona gli “idonei” ad entrare nel call center. Il film è stato girato in steady cam per dare un senso di precariato anche visivo. Il montaggio è buono e i dialoghi serrati ma scorrevoli.
Bravi i protagonisti e assai d’effetto l’uso di attori caratteristi che esaltano i toni della storia con le proprie interpretazioni. Le location sono minimali e a tratti claustrofobiche, in linea con lo stato d’animo dei protagonisti. Alcune scene ricordano un film uscito qualche anno prima per la regia di Paolo Virzì, “Tutta la vita davanti” di cui si ricordano gli addestramenti pre-lavorativi, i toni entusiastici e adulatori dei datori di lavoro e i discorsi sfiduciati dei giovani precari.
Le musiche da centro sociale e collettivo di sinistra fanno si che la trama scorra rapidamente come in una festa popolare scorrono le scenografie di un teatro moderno e ci si ritrova da un dialogo ad un altro, da una scena ad un’altra senza stacchi che disorientino lo spettatore. Il finale è scontato ma non condannabile vista la trama che come vuole una delle regole del cinema pretende il lieto fine. Interessanti le interviste originali ai precari intercalate fra le scene del film per dare credibilità alle scene a volte inverosimili interpretate invece dagli attori come quella della scelta della protagonista, Marzia, di intraprendere il lavoro part time di telefonista erotica, una scelta che a volte i precari fanno pur di arrotondare il magro stipendio!
Dopo il film ha preso la parola per il dibattito in programma Luca Delton, esperto in politiche del lavoro, che ha introdotto storicamente e socialmente il tema del precariato e le sue implicazioni in Italia. Chi fa il parallelo fa precariato e legge Biagi (Legge 30/2003) deve fare attenzione poiché il precariato risale a qualche anno prima ovvero al 1997 con la legge Treu n. 449 del centrosinistra.
Il precariato come forma di schiavismo moderno e come esca per promettere più posti di lavoro ma a costi sempre più ridotti per i datori di lavoro e stipendi e diritti sempre inferiori per dei lavoratori che non riescono ad arrivare all’età della pensione, ne tantomeno farsi una famiglia con dei figli. Delton si dichiara lui stesso ancora precario poiché non in possesso di un contratto a tempo indeterminato e in ogni caso ritiene la sua una situazione “fortunata” rispetto a chi oltre ad essere precario fa anche lavori sottopagati e impieghi che non sono in linea con le proprie aspettative.
Si è tenuto a sottolineare come la situazione lavorativa in Italia stia stagnando ma che la causa sia stata anche la disinformazione in ambito di politiche del lavoro che ha permesso a molti datori di lavoro di approfittare e a molti lavoratori di essere presi nella morsa dei contratti a progetto e dei lavori interinali.
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