Il procuratore generale presso la Corte d'Appello di Lecce – Sezione distaccata di Taranto – Nicolangelo Ghizzardi, ha chiesto la condanna per tre dirigenti del siderurgico tarantino, incluso il presidente del Cda.
Il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Lecce – Sezione distaccata di Taranto – Nicolangelo Ghizzardi, ha chiesto la condanna per tre dirigenti dell’Ilva, tra i quali il presidente del Consiglio di amministrazione Emilio Riva, accusati di getto pericoloso di cose, danneggiamento aggravato, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro nel reparto Cokerie e inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria.
L'inchiesta prese avvio l’11 settembre del 2001 con il sequestro preventivo delle batterie 3-6 del reparto cokerie: una perizia stabilì che erano stati superati i valori limite di emissioni inquinanti.
Il procuratore generale, al termine della requisitoria, ha chiesto tre anni di reclusione per Emilio Riva, un anno e sette mesi per suo figlio Claudio, rappresentante legale dell’azienda, e due anni e otto mesi per Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento tarantino. Chiesta invece l’assoluzione per Roberto Pensa, dirigente del reparto Cokerie.
Rispetto alla sentenza di primo grado ci sono due variazioni: la richiesta di inasprimento della pena (da un anno e 6 mesi a un anno e sette mesi) per Claudio Riva e quella di assoluzione per Pensa (condannato in primo grado a sei mesi e 15 giorni con pena sospesa). Costituiti parte civile la segreteria provinciale della Uil e Legambiente Taranto. La prossima udienza, che potrebbe concludersi con la sentenza, sarà il 12 marzo.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
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