I “media” popolari come giornali, televisione e radio si occupano della Internet quasi esclusivamente per sottolinearne i lati negativi: attività pedo-pornografiche, truffe economiche, pubblicazione di filmati che immortalano atti vandalici o violenti, quasi come se tutte queste attività non esistessero prima dell’avvento della Rete.
Poca evidenza viene invece data alla capacità di veicolare in un attimo ed a costo zero notizie e comunicazioni ed alla possibilità di coagulare in iniziative condivise persone distanti tra loco centinaia di chilometri. In questi mesi l’ennesimo esempio di questo genere è fornito dalla vicenda della piccola Gabriela Boccuzzi, la bimba di Lecce che da qualche mese ha chiesto aiuto perché bisognosa di costose cure, raccogliendo la solidarietà di giornalisti, personaggi dello spettacolo e tanta gente comune, grazie alla quale da circa un mese è in Florida, presso il Therapies 4 kids, dove si sta curando con un fittissimo programma fisioterapico e mediante l’uso dell’ossigeno terapia in camera iperbarica.
Sul sito internet www.aiutiamogabriela.it si possono leggere le vicissitudini di questa bambina, e la descrizione di come la solidarietà della gente abbia potuto fare fronte alla incapacità delle ASL e delle altre strutture pubbliche che dovrebbero assicurare ad ogni cittadino una vita degna di questo nome. La battaglia di Gabriela è appena cominciata, e invitiamo tutti a dare un piccolo contributo alla sua lotta, perché la sua vittoria sarà la vittoria di tutti.
“Gutta cavat lapidem” dicevano i latini, la goccia scava la pietra, ovvero anche un piccolo gesto, ripetuto con costanza, può ottenere grandi risultati. Ed è forse questo proverbio quello che, meglio di tante altre parole, può descrivere l'opera e la missione di Greg Mortenson, americano sconosciuto ai più ma protagonista di una storia vera che, come tutte le storie vere, è più straordinaria di una inventata.
Tutto comincia nel 1993 quando la sorella di Greg Mortenson, americano del Montana ed ex scalatore, cui lui era molto legato, muore dopo aver strenuamente lottato per tutta la vita contro una forma di meningite che l'aveva colpita da piccola. Mortenson decide allora di onorare la memoria della sorella scalando il K2 dalla parete più pericolosa, quella del Baltoro, in Pakistan e portando in vetta (a più di ottomila metri) la collanina che era stata di Christa. Dopo ottanta giorni trascorsi sulle montagne pakistane del Karakorum, la spedizione fallisce e Mortenson si perde. Stremato dalla fatica viene trovato e soccorso da due indigeni balti che lo portano nel loro villaggio, isolato e sperduto tra le montagne.
Qui Mortenson, grazie alle cure degli abitanti, si salva da morte certa e durante la convalescenza conosce gli abitanti e visita il villaggio e la scuola. I pochi bambini siedono per terra "intenti a studiare", il maestro non c'è, perché il villaggio non è riuscito a raccogliere il dollaro necessario per pagargli per lo stipendio. Ma nonostante questo i bambini erano lì, seduti a terra col loro desiderio di imparare. In quel momento lo scopo del viaggio cambia radicalmente: Mortenson si rende conto che non ha molto senso portare la collana di Christa su una vetta arida e che avrebbe onorato meglio la sorella aiutando quei bambini. Promise al villaggio che sarebbe tornato per realizzare quel sogno: costruire una scuola, con tanto di insegnante, per quei bambini.
Mortenson tornò a casa, scrisse ad un considerevole numero di persone, enti, istituzioni, imprenditori ma rispose una sola persona, che inviò 100 dollari. Allora Greg vendette tutto quel (poco) che aveva e raccolse altri duemila dollari. Quando i bambini di una scuola misero insieme più di 600 dollari in monete da un centesimo la pubblicità che se ne fece permise, a quello che ormai era un ex alpinista, di arrivare a 12 mila dollari, grazie anche e soprattutto al tam-tam mediatico alimentato dalla Rete internet.
Con quel denaro il villaggio aveva la sua scuola e il progetto prese il via diventando oggi una delle organizzazioni non governative più attive nel mondo, il Central Asia Institute, che costruisce scuole per bambine e bambini in alcune delle zone più povere e inaccessibili del pianeta. Oggi le scuole del C.A.I. sono più di cinquanta e danno istruzione a circa 22.000 tra bambine e bambini. A noi, a ciascuno di noi, è data questa possibilità; quello che Greg ha fatto con “Tre tazze di tè” noi potremmo farlo con l'equivalente di un caffè al giorno; pensiamoci oggi, a chi è meno fortunato di noi, pensiamoci oggi a dare un futuro a chi sembra non avere speranze, pensiamoci oggi, a usare qualche nostro click per fare del bene.
Pensiamoci senza la pretesa o l’obbligo di dover cambiare la nostra vita ma con la consapevolezza di poter migliorare quella di qualcuno, perché basta poco, quel poco per noi che per altri può essere tantissimo, quasi tutto.
Tag:
gabriela boccuzzi, greg morterson, tre tazze di te', aiutiamo gabriela, ossigenazione iperbarica
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