Grottagliesi strana gente. Gentili, ospitali, felici e orgogliosi ma anche pessimisti, lamentosi, pigri e rassegnati. Ce n'è per tutti i gusti, tante volte si rimane sorpresi per le virtù di alcuni, in altre occasioni la pelle si gela per le "stranezze" di molti. E nel mezzo? Una passeggiata da Est verso Ovest – ovvero da Via La Sorte fino al Comune – alla ricerca di vizi e virtù della nostra cara cittadina.
Da alcuni anni ormai praticamente tutti i marciapiedi di Grottaglie hanno, come in tutta Italia, degli scivoli per agevolare il passaggio di portatori di handicap, passeggini e carrelli. Sarà che non sempe è chiara la funzione di questi accorgimenti, sarà che non sempre è possibile fare altrimenti, sarà infine che uno pensa "vabbhé, mo' mi fermo un attimo" e va a fare la spesa, fatto sta che è proprio difficile trovare uno scivolo disponibile. Neanche fosse uno sport, le macchine sostano senza tanti problemi – anche se di spazio alle volte ce n'è in abbondanza – occupando di fatto un percorso che dovrebbe a qualunque costo rimanere libero, perché la città non è di nessuno, ma di tutti insieme e solidalmente.
Così bellamente il diritto a farsi un giro di chi deve necessariamente usare la sedia a rotelle va a farsi benedire in nome della fretta, della spesa al supermercato o del menefreghismo. Alle volte basta porsi una domanda: perché??? Perché non rispettare il prossimo, perché porsi al di sopra del diritto altrui, perché farsi sempre e solo i fatti propri e non pensare che per l'idiozia di un attimo qualcun altro patisce ancor di più le conseguenze di un problema, perché non vedere che oltre a se stessi, la propria macchina e le necessità della vita quotidiana esiste un mondo? Tante domande, nessuna risposta.
Scendiamo verso il centro storico – o, come insegna un illustre professionista, "la città storica" –, le case si intrecciano, gli spazi sono più angusti ma per una strana legge l'idea che ne viene in mente è di armoniosa composizione (spontanea). Si parla di degrado – degrado, maledetto degrado, tutto è oramai degradato, il concetto di degrado ci fagociterà insieme alle nostre cattive coscienze (che descrive perfettamente) – ma in realtà la sensazione dominante è quella del vuoto, di scarsità, di assenza. Il silenzio aumenta e conforta il passante tra gerani e bouganville in fiore, passare dal Quartiere delle ceramiche alimenta invece un senso di disturbo, ci si potrebbe aspettare la ressa di turisti e acquirenti delle città turistiche ma invece è tutto quantomeno "in pace", fermo, immobile. Ancora perché, perché in nord Europa se trovano un coccio sul quale si possa raccontare qualcosa si apre un museo e invece in Italia, a Grottaglie, un intero quartiere storicamente dedicato alla lavorazione dell'argilla viene sistematicamente messo in disparte?
Poi si scende ancora, fino al comune, tre piani di uffici e corridoi, sale di riunione e gente di fretta con la testa tra le carte. Si sale al primo piano e un qualcosa scuote la vista, saranno la fretta o l'affanno; al secondo piano la sensazione è forte, gli occhi cominciano a rimbalzare tra due oggetti visibili già dalle scale: un cartello rosso con scritta bianca e un contenitore a forma di cilindro, color arancio, alto circa sessanta centimetri e appoggiato sul piano, sporco.
Il cartello ricorda agli utenti che da alcuni anni in Italia c'è il divieto di fumare nei luoghi pubblici, il cilindro – un posacenere – avverte i contemporanei che evidentemente in comune c'è chi non se ne frega un accidente della legge o, cosa molto più importante, del rispetto altrui. Ritorna allora il quesito guida: perché? Come si spiega simile noncuranza? Qual è la difficoltà nel capire che tra il cartello "Vietato fumare" e il posacenere pieno ai suoi piedi c'è un insanabile conflitto, uno esclude l'altro, senza eccezioni o scuse. E ancora, perché una macchina parcheggiata in divieto di sosta (non quelle che occupano gli scivoli di cui sopra) viene inesorabilmente portata via dai vigili urbani mentre un (per noi) anonimo fumatore comunale può permettersi di coltivare il suo legittimo vizio in un luogo pubblico (il Comune poi è il luogo pubblico locale per eccellenza)?
Certo che in Italia l'impiego pubblico – il servizio per lo Stato – viene visto di traverso, non piace e ci si relaziona con rassegnata diffidenza o irritazione, ma le cose possono cambiare, in fondo basta poco. Si può cominciare da queste mediocri manifestazioni di indifferenza.
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