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San Francesco de Geronimo divenne beato (Papa Pio VII) il 2 maggio 1806, quando i Gesuiti, su proposta del re Ferdinando IV di Borbone, furono riammessi nel regno di Napoli (la restaurazione dell’Ordine avverrà nel 1814).

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Fu poi canonizzato dal papa Gregorio XVI il 26 maggio 1839 e la sua festa fu fissata nel giorno della morte. Il corpo fu traslato nella cappella a lui intitolata nella chiesa del Gesù Nuovo di Napoli, la quale venne arricchita, dallo scultore Jerace, dell’artistica statua del santo in predicazione: vi rimase fin dopo la seconda guerra mondiale, allorché la nostra comunità accolse il corpo di San Francesco il 16 settembre del 1945, quando fu trasportato da Napoli a Grottaglie.
Al loro Santo, i cittadini di Grottaglie hanno dedicato,successivamente, una piazza e realizzato un monumento. La statua in marmo del Santo è poggiata su di un piedistallo: intorno ci sono 66 formelle serigrafate in ceramica che raccontano la vita del Santo.

…”La sua predicazione attirava grandi folle a Napoli e nei dintorni: uomini e donne si accalcavano presso il suo confessionale; si dice che ogni anno quattrocento “peccatori incalliti” cambiassero vita per merito suo. Prigioni, ospedali e galere sperimentarono il suo ministero, che ottenne anche le conversioni di numerosi turchi. Svolse la sua missione anche nelle aree più malfamate della città, dove qualche volta subì aggressioni fisiche.
In modo occasionale predicava nelle strade, stimolato da qualche fresco accadimento: una volta una prostituta lo ascoltò stando alla finestra e il giorno dopo andò da lui a confessarsi. I suoi pentitenti provenivano da ogni classe e condizione sociale: ci fu ad esempio il caso davvero singolare di una donna francese, Marie Alvira Cassier, che aveva ucciso suo padre e si era arruolata nell’armata spagnola facendosi passare per un uomo; sotto la guida di Francesco, dopo aver fatto penitenza, giunse alla santità. Un altro aspetto del suo apostolato era quello della formazione dei missionari, incarico nel quale sublimò il suo desiderio per le terre di missione. Al suo ministero vennero attribuite guarigioni, che egli sempre riferì all’intercessione di S. Ciro (31 gen.), al quale era profondamente devoto. Verso la fine della sua vita sperimentò molte sofferenze fisiche“….(Da un testo di Don M. Stanzione)

Sopra una foto certamente storica, almeno per la nostra comunità. Autore:De Vincentis…

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