Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto”…gli immortali versi di Ludovico Ariosto ci introducono nel mondo incantato e fatato dei cavalieri di Carlo Magno e delle sue dame.

A Grottaglie, figure fuori del tempo,create con l’argilla, il fuoco e l’antica arte del vasaio, ci prendono per mano,dolcemente e garbatamente,come conviene a delle dame, per trasportarci in un meraviglioso periodo del medioevo, ove la fantasia si coniuga con la realta’ e la magia con la vita stessa. Federico II di Hohenstaufen, certamente uno dei piu’ grandi personaggi della Storia…il “puer Apuliae”, il “sultano battezzato”, lo “stupor mundi”…
Inlui magia, esoterismo, mistero, tradimento, grandezza, cabala, magnificenza,  magniloquenza, sogno: e’ il destino di questi immensi personaggi che si elevano al di sopra della media umana e dettano le loro impronte ai comuni mortali ed ai secoli a venire. Costanza d’Aragona, Isabella d’Inghilterra, Bianca Lancia, Maria di Antiochia,Manna,la madre Costanza d’Altavilla e poi una schiera di amanti di cui si son perse le tracce nel libro della storia. Sono queste le donne di Federico, re di Sicilia, re di Gerusalemme, imperatore dei Romani, re d’Italia ed imperatore di Germania,successore nel Sacro romano impero di Carlo Magno(translatio imperii), che trovano spazio nella rappresentazione artistica di Domenico Pinto, ceramista e scultore locale,oltre che maestro di tornio, nella grotta ipogea scavata a mano del XIII secolo, nel cuore dell’antico quartiere delle ceramiche ed ai piedi dell’austero castello episcopio.

Esse,come in una favola, narrano il mito, il fascino e la leggenda del poliedrico e munificente imperatore , certamente piu’ italico che teutonico,piu’ meridionale che settentrionale,piu’ passionale che glaciale;figure che hanno partecipato agli intrighi della sua corte ed hanno goduto dei suoi favori, come Pier delle Vigne,,Michele Scoto,Teodoro,Stefano da Messina, Manfredi, al quale “l’un de’ cigli un colpo avea diviso... ” Multiforme e poliedrico, statista consumato, legislatore accorto, intellettuale di vasto respiro, poliglotta, uomo di eccezionale carisma, Federico II è abituato a prendersi tutto ciò che desidera. Naturalmente anche le donne sono oggetto privilegiato della sua sete di dominio e strumento di calcolo dinastico, mentre il sesso è un esercizio di potere ed il suo e’ assoluto! Le malelingue guelfe parlano di “osceni piaceri”, il cronista Villari(guelfo e,percio’,non molto attendibile) assicura che Federico “fu dissoluto in lussuria in più guise e in tutti i diletti corporali volle abbondare” e si favoleggia persino di un harem.Nella corte fastosa federiciana, che gira di castello in castello, col seguito variopinto composto da un elefante, una giraffa, leopardi al guinzaglio, eunuchi e donne velate, falconieri e mute di cani, efebi e negromanti,con una guardia personale di fidatissimi e scuri Saraceni, si coltivano le arti e le scienze, la poesia, la letteratura,la magia e l’esoterismo.

A lui venieno sonatori, trovatori e belli favellatori, uomini d’arti, giostratori, schermitori e d’ogni maniera gente”(Il Novellino). Figure affusolate e tendenti al cielo, e nobili,idealizzate e cristallizzate, dal sogno alla ceramica e dalla mani sapienti del maestro grottagliese, che appaiono come un’idea arcaica quasi fossero divinità nell’orgoglio storico di un popolo. I visi affusolati, fissi, solenni,ieratici come le Madonne bizantine, gli abiti dorati e impreziositi da colori ricchi e sgargianti, dame eleganti e cavalieri autorevoli,modellati da sapienti mani, nascondono le trame narrative della storia che si coniuga con la fiaba e la fantasia ed evocano i fasti e i luoghi della corte sveva,coniugata con la pomposita’’ bizantina e il cerimoniale romano, una magnificente corte dove coesistono “le donne, i cavalier, le armi, gli amori…”.Le opere sono tutte realizzate in terracotta ingobbiata ed invetriata, con lustri e oro zecchino. Le donne di Federico vogliono rappresentare la cultura, la storia, l’architettura della Puglia(tanto e troppo amata dal giovane erede di due regni, quello normanno e quello tedesco), permeate da quel fascino misterioso che da sempre alimenta nell’uomo del Sud la figura di Federico, figlio del terribile Arrigo VI., imperatore di Germania e di una principessa del nord.

Il maestro Pinto ci offre così forme e immagini che appagano non solo il nostro bisogno di bellezza,di eleganza e di estetismo ma anche quello di sentirci raccontare delle storie, delle fiabe, delle “fabulae: desiderio che per alcuni di noi e’ anche e solo necessita’! E quelle figure assolvono brillantemente questo compito.