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Una volta, quando le case avevano in focolare, la vigilia di Natale, dopo aver recitato l’Ave Maria si accendeva il ceppo.

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Era un atto molto importante, quasi solenne, che spettava al capo famiglia e mentre portava il ceppo al focolare si usava cantare:
Si rallegri il ceppo,
domani è il giorno del pane,
ogni grazia di dio entri in questa casa,
che le donne facciano i figlioli,
le mucche vitelli, le pecore agnelli,
abbondi il grano e la farina,
si riempia la botte di vino.
Il ceppo doveva bruciare fino all’alba del giorno di Natale, ma non doveva consumarsi completamente, e lo si accendeva ogni notte fino all’Epifania affinchè portasse fortuna. Il focolare quindi era il centro della vita famigliare , e il camino era il tramite misterioso che introduceva nel mondo dell’ignoto dal quale scendeva alla fine la Befana.

Si comprende quindi quale fascino avesse ogni manifestazione del fuoco, in particolare le faville che guizzavano in aria per spegnersi nella cappa del camino come si legge in una poesia di Enrico Panzacchi:
…-O monachine scintillanti e belle
che il camin nero inghiottite,
volate forse a riveder le stelle?
Buona notte, faville, buona notte !

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