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Ieri mattina,in un’assolata giornata di giugno ,mi sono regalato la visita alla mostra “Mediterraneus”, ubicata nella storica e suggestiva Confraternita del Purgatorio(ricca di tesori e preziosità) ed a cura dell’amico e collega Attilio Lenti, nel progetto “Laboratorio artistico:disegno creativo e pittura “dell’Udel di Grottaglie.

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Ho amato questo mare sin dagli anni di scuola, soprattutto perche’ e’ stato legato alla storia della nostra civiltà:lo dimostra il fatto che esso e’ stato sempre presente nelle arti figurative e nei documenti storici. Moltissimi sono stati gli artisti che,nel corso dei secoli, per le loro opere hanno tratto ispirazione da queste acque e da questi flutti, che, molte volte, sono diventate simbologie e metafore.

Pensando al Mediterraneo,come non “eccitarsi” di fronte a questa distesa d’acqua, culla e madre di popoli e civiltà, che ha visto, nello scorrere dei secoli, quelle degli Egizi,degli Ebrei,dei Sumeri,degli Ittiti, degli Assiri, dei Babilonesi,dei Cretesi,dei Troiani,dei Greci,dei Romani,degli Arabi,dei Vandali e dei Franchi, per limitarmi al mondo antico?Un mare che oltre ad immagazzinare il fascino intrinseco che ogni massa d’acqua ha, possiede la prerogativa che le vele della storia,dell’arte, della religiosità, delle sofferenze umane, dei sogni e delle speranze individuali abbiano solcato le sue onde e lo fanno ancora oggi..U n mare intriso di mito e di leggenda che ha visto,tra l’altro la nascita, dalla “sua spuma”(ἀϕρός),della bellissima Afrodite e dei miti e delle leggende che sono i padri della civiltà occidentale.

Un mare che è stato cantato e celebrato dai poeti sin dalla notte dei tempi e fino ai nostri giorni. Non per nulla è stato, tra l’altro, lo sfondo di quel meraviglioso viaggio eterno che è la celebrazione di quell’affascinante eroe che è Ulisse, il greco Odisseoss, con le sue isole, i suoi gorghi,le sue sirene, i suoi mostri marini. Un viaggio dentro di noi, alla ricerca di noi stessi,in compagnia di noi stessi. Il mare sulle cui spiaggie gli immortali eroi della guerra di Troia consegnarono le loro imprese all’eternità.Il mare di Giasone, di Ettore, di Enea, di Saffo e della sua Lesbo, di Cesare, di Ottaviano…Vengono i brividi solo a pensarci!
Amore per la classicità che ho cercato di trasmettere ai miei studenti!
Il Mediterraneo è dove le zagare, gli ulivi,le canne ci prendono per mano per trascinarci nel mito e nella leggenda, nella serenità e nella classicità, immortale e perenne come il mondo. Ma e’ anche tempesta, burrasca, morte.

Ed allora, come non aggiungere un famoso frammento di Alceo, lirico greco antico, “conosciuto” sui banchi del Liceo Classico e, da allora, mai più lasciato, anzi:
Mi perdo in quel turbinio dei venti
Di qua scivola un’onda, un’altra di là.
E noi ci troviamo al centro, siamo trasportati su una
nera nave,
sballottati dalla tempesta, piu’ grande sempre.
Già l’acqua con le raffiche del vento supera
l’inizio dell’albero.
Ormai ogni la vela è rotta, piena di
grandi strappi
Le funi si rompono”…
(Mia traduzione)

E tutti i dipinti in mostra (ai quali va il mio plauso sincero anche per la abilità e la perizia di ognuno), coi loro caldi colori e le varie immagini, ci hanno ricordato, in maniera differente e varia, questa distesa d’acqua , cerulea come i begli occhi di Elena , profumata come un’ancella di Argo,impetuosa come la furia di Achille “ piè veloce”; il “mare nostrum” romano, che bagna tre continenti ricchi di storia.Tra quei colori impressi sulle tele,caldi e sensuali come le nostre genti, ho visto la “mediterraneità” che è il loro tratto distintivo e che e’ diventata un qualcosa da trasmettere alle future generazioni. E tutte le opere esposte, lo ribadisco, riflettevano il sapore di questo mare, il suo odore, la sua innata classicità,la sua meravigliosa attrattività, :perché quel mare, alla fine… siamo noi!Naturalmente, come sempre accade ed e’ umano, ci sono state pitture che mi hanno attratto e colpito di più sia per la tecnica e l’abilita’ del colore sia per ciò che è stato rappresentato. Ma questo rimane in me.

L’evento espositivo è stato caratterizzato da un luogo scelto come felice allestimento dell’insieme delle opere, realizzato sia nel rispetto del luogo stesso(la congrega che stilla storia ed umanità da tutti i pori) sia nel messaggio poetico (la pittura è anche poesia tacita) ed artistico sotteso alle opere stesse. Esso può dirsi riuscito, a mio modesto parere, se si stabilisce un equilibrio tra luogo e opere, tale che né l’uno né l’altro abbia il sopravvento.

E questo è avvenuto in pieno, per cui … complimenti ancora sia agli espositori sia all’ideatore e “fattore” della mostra medesima, l’amico e collega Attilio Lenti.

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