20 luglio 1969: era una caldissima serata estiva, quando assieme alla mia fidanzata (ora mia moglie), comodamente seduto sul salotto di casa sua, mi gustai la cronaca dell’allunaggio” dell’Apollo 11 e della discesa di Neil Armstrong che lasciava la sua impronta sul nostro satellite, simbolo sin dall’antichità, di amore e romanticismo.

Pensate un po’, quella sera pensai che la luna fosse stata violentata e profanata dalla sete immane di conoscenza dell’uomo!
“L’Aquila è atterrata”: furono queste le parole del comandante Neil Armstrong che pervennero al centro di controllo della Nasa a Houston e da lì sulle tv e le radio di tutto il mondo
A distanza dii tanti anni, in una calda notte di luglio, volgo lo sguardo verso il pallido e misterioso astro che illumina il mio volto di rughe con la sua algida luce.

Ed allora io, figlio delle stelle e impalpabile molecola nell’infinito universo, esco fuori dalla mia monade di microcosmo e grido la domanda immortale e accorata del poeta di Recanati, che risuona nelle orecchie di quell’essere vivente che si e’ auto proclamato “uomo” sin dalla filosofia greca antica:
Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
silenziosa luna?…

E nell’imbarazzo della scelta, tra le tante,riporto una poesia dedicata alla luna: è di Gabriele D’Annunzio, poeta che amo immensamente:
O falce di luna calante
che brilli su l’acque deserte,
o falce d’argento, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!
Aneliti brevi di foglie,
sospiri di fiori dal bosco
esalano al mare: non canto non grido
non suono pe ’l vasto silenzio va.
Oppresso d’amor, di piacere,
il popol de’ vivi s’addorme…
O falce calante, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!