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Aerei Harvards T6 h-4 e T6 h-2 della Sciv di Grottaglie in volo sul golfo di Taranto, in una cartolina del 1964 di Noè Trevisani, fotografo militare e grande amico di mio padre.

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Utilizzato durante la seconda guerra mondiale dai piloti dell’USAF, della US Navy, della RAF e di tutte le forze aeree del Commonwealth britannico fu uno degli aerei di maggior successo della sua categoria, prodotto per molti anni in migliaia di esemplari. Venne impiegato come addestratore e, nel dopoguerra, anche come macchina da controllo aereo e attacco leggero.

Inutile dire che ho dei ricordi meravigliosi,per la mia fanciullezza, legata a quell’aereo:quante volte mio padre mi adagiava nella carlinga ed io volavo con l’arma più potente che c’é, la fantasia, toccando tutto ciò che vedevo…
Il desiderio dell’uomo di volare è come il desiderio di sognare: sollevare i piedi da terra, come Icaro, come Simon Mago,come i fratelli Mongolfiere… poi finalmente arrivarono i fratelli Wright! …

Ho letto che “c’era una volta un gabbiano, che non si rassegnò ad uniformarsi alla vita dello stormo a cui apparteneva e a prezzo dell’ emarginazione alla quale lo sottoposero i suoi simili, decise di sperimentare il volo acrobatico… Ed è molto simile allo spirito del Gabbiano di Bach, quello che ha animato lo sforzo pionieristico di tutti quegli uomini famosi e sconosciuti, che hanno speso la loro vita per realizzare un sogno, gettando ad ogni nuova invenzione, le basi che hanno permesso agli uomini di volare. E da quando il volo non è stato più un sogno ma una realtà l’ uomo non ha più smesso di volare… E se veramente siamo figli delle stelle, perché non volerci ritornare?

Quando camminerete sulla terra dopo aver volato, guarderete il cielo… perché là siete stati e là vorrete tornare” (Leonardo Da Vinci)

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