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La “carrizza”… era una sorta di Servizio d’Igiene Pubblica ambulante , quando ancora non esisteva la rete fognante, e la gente in casa aveva il cosidetto vaso comodo (rinale), o il meglio conosciuto “cantru”(greco κάνϑαρος, latino canthărus),differente dal “rinale“.

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Tutta la famiglia si serviva di questi recipienti in ceramica per i “propri bisogni” nelle 24 ore.
Alla mattina, di buon’ora , chi in casa aveva il compito di svuotarli (generalmente una donna) lo faceva in due modi: svuotandolo “intr’allu cummuni” (pozzo nero) che stava nell’orto o in casa o nella stalla, oppure in un secchio di metallo, solitamente provvisto di coperchio, che veniva posto per strada, vicino la propria abitazione. Ed ecco arrivare e passare tra le vie la “carrizza”, un’autobotte,diremmo oggi, color grigio, sulla quale vi montavano oltre al guidatore due aiutanti che avevano l’incombenza di raccogliere e svuotare i secchi nel capace “ventre” del mezzo.
Una trombetta completava la scena e richiamava l’attenzione.

Il contenuto costituiva “lu rummatu”, ottimo fertilizzante in un mondo in cui nulla si buttava!
Fino alla fine degli cinquanta la carrizza era a trazione animale.

Quando capitava qualche rarissima giornata di inverno che nevicava tanto da rendere impraticabili le vie del centro storico e la carrizza non poteva passare per 2-3, o più giorni, la gente non sapendo dove svuotare lu cantru, la sera tardi o di notte usciva in mezzo alla strada… faceva un buco nella neve e lo svuotava coprendo di nuovo con la neve. Fino alla mattina tutto congelava e non si vedeva niente. Certamente quando la neve si scioglieva veniva alla luce quanto era stato sepolto. Da qui il proverbio… QUANNU SQUAGGHIA LA NEVI SI VETUNI LI STRONZURI ……da realtà vera e vissuta, che in genere veniva usato e qualcuno usa ancora per dire: “Arriverà il momento che sarai smascherato, che gli altri scopriranno che….”

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