La “carrizza”… era una sorta di Servizio d’Igiene Pubblica ambulante , quando ancora non esisteva la rete fognante, e la gente in casa aveva il cosidetto vaso comodo (rinale), o il meglio conosciuto “cantru”(greco κάνϑαρος, latino canthărus),differente dal “rinale“.

Tutta la famiglia si serviva di questi recipienti in ceramica per i “propri bisogni” nelle 24 ore.
Alla mattina, di buon’ora , chi in casa aveva il compito di svuotarli (generalmente una donna) lo faceva in due modi: svuotandolo “intr’allu cummuni” (pozzo nero) che stava nell’orto o in casa o nella stalla, oppure in un secchio di metallo, solitamente provvisto di coperchio, che veniva posto per strada, vicino la propria abitazione. Ed ecco arrivare e passare tra le vie la “carrizza”, un’autobotte,diremmo oggi, color grigio, sulla quale vi montavano oltre al guidatore due aiutanti che avevano l’incombenza di raccogliere e svuotare i secchi nel capace “ventre” del mezzo.
Una trombetta completava la scena e richiamava l’attenzione.

Il contenuto costituiva “lu rummatu”, ottimo fertilizzante in un mondo in cui nulla si buttava!
Fino alla fine degli cinquanta la carrizza era a trazione animale.