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Con la conoscenza del territorio, dei cambiamenti storici sopravvenuti, dei tesori storici, artistici e religiosi, si deve stimolare il nostro senso di appartenenza alla nostra comunità oltre ad un interesse per i beni architettonici e storici ed al loro rispetto.

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In tal modo possiamo sperare di avere una comunità attiva, collaborativa e consapevole del proprio valore.

Ed attraverso la ricostruzione storica di ciò che è stato, ci riappropriamo delle nostre “tracce”, sia per conoscere che per agire ed operare! Perché se non si ha conoscenza, non si va da nessuna parte.

Parole vane? Purtroppo…si!

Un altare maestoso, ricco di marmi policromi

Introibo ad altare Dei…ad Deum qui laetificat juventutem meam”…quante volte ho servito la messa in latino in questa Cappella…e ho sentito quell’odore penetrante di incenso durante le “messe cantate”…

Un altare maestoso, marmi a più colori in stile barocco che ben si armonizzano con la balaustra interna, opera del napoletano F. Cimafonte nel 1757.

I quadri laterali rappresentano la Disputa di Gesù fanciullo coi dottori del tempio e l’Ultima Cena, lavori di C. Sampietro di Roccaforzata.

Il Gesù tra i fanciulli della volta è del nostro maggior pittore locale, Ciro Fanigliulo. Il 20 marzo 1910 in occasione delle 40 ore solenni nel giorno delle Palme, se ne fece la solenne inaugurazione.

Si conservano in questa cappella gli olivi Santi in uno stipo a sinistra di chi entra. Il corredo dell’altare in metallo dorato, le due grosse lampade murali, il lampadario centrale è stato fornito dalla ditta Bertarelli di Milano.

Le vetrate laterali sono state eseguite dalla Ditta romana di Giulio Giuliani e rappresentano S. Tommaso d’Aquino e Santa Chiara.

La pala dell’altare, settecentesca, ha come temi il trionfo dell’Eucarestia e, probabilmente, è di un ignoto pittore locale.

Posso dire che queste due vetrate regalano quell’ombra mistica adatta al luogo sacro e ci invitano al raccoglimento e all’unione con la Divinità?

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