Come omaggio personale a quella che fu (purtroppo posso dire così, ormai) la presenza dei Gesuiti a Grottaglie (a cui sono legati molti miei ricordi), vi faccio conoscere un altro tesoro di casa nostra, ai più… sconosciuto.

Vediamo di toglierlo dalla “muffa della soffitta e dall’oblio”, conoscendolo ed analizzandolo più da vicino ed ammirandone la bellezza cromatica ed iconografica.Siamo nel Centro dei Gesuiti al Monticello, dove c’é una tela di Andrea Vaccaro, che ha per titolo “lo sposalizio di Santa Caterina d’Alessandria”!
Questa Santa della prima età dell’era cristiana, ha avuto una grande tradizione, in particolare negli studi filosofici e teologici, nelle tradizioni popolari e, naturalmente, nell’iconografia e nella toponomastica religiosa a partire dall’età in cui ha operato il Vaccaro, ovvero la Controriforma.
La tradizione ce la descrive come bella, colta, di alto lignaggio e cristiana

Il Vaccaro, da parte sua, è uno dei massimi pittori del Seicento napoletano, dotato di uno stile inconfondibile che gli permise di raggiungere alte vette nell’arte col colore. Fu un intelligente interprete dell’arte della controriforma, serena e quieta, amato dalla Chiesa e dal clero che lo coccolò e gli affidò innumerevoli committenze che “sparsero” il suo nome per tutto il Regno di Napoli.
Il De Vito ce lo descrive come “il pittore della quotidianità appagante, tranquilla, a volte accattivante, in grado di soddisfare le esigenze di una classe paga della propria condizione, attenta al decoro, poco incline a lasciarsi coinvolgere in stilemi, filosofici letterari, o mode repentine, misurato nel disegno, intonato nei colori, consolante nell’illustrazione; Andrea ottenne il suo maggior indice di gradimento in quella fascia della società spagnola più austera e di consolidate opinioni e per converso in quelle napoletane di pari stato ed inclinazione”.
Il suo periodo migliore va dal 1635 al 1645 quando, come scrive l’Ortolani, “raggentilisce e pittoricizza le sue forme accogliendole con nuovo garbo in scene per lo più profane e narrative”.
Nella sua vita pittorica creò e dipinse scene di mitologia e di argomento biblico e negli occhi dell’osservatore son rimaste celebri le semi figure di donne che sprigionano dai loro pori una appena accennata sensualità. Il bruno ed il rossiccio fanno parte dei suoi colori, alcune volte monotoni, quasi accademici ma, indubbiamente, frutto di un’abilità indiscussa nella loro preparazione.

I suoi dipinti valicarono i Pirenei per essere venduti nella “cattolicissima Spagna”. Il suo segreto? Interpretò a meraviglia i gusti dell’epoca e dipinse ciò che si voleva che lui dipingesse.