Si stagliano sotto un cielo azzurro e privo di nuvole e ci raccontano tante, ma tante cose. Basta porgere l’orecchio e… saperli ascoltare: geniale invenzione dell’ingegneria etrusca, l’arco fu portato ai massimi splendori dall’architettura romana.

Da allora fino all’Ottocento fu una delle strutture costruttive. Dalla tecnica dell’arco derivarono altre strutture essenziali per l’architettura tradizionale, quali le volte e le cupole. L’arco consiste in una serie di blocchi disposti a semicerchio e che, sotto il proprio peso, possono resistere anche a secco, cioè senza leganti (malte di calcestruzzo o cemento). La prima cultura tecnica che consapevolmente impiegò la tecnica dell’arco fu quella etrusca. Di lì venne assimilata in modo originale dai Romani ed applicata in modo estensivo a costruzioni civili (cloache, acquedotti, ponti) fino ad assumere un ruolo emblematico, talmente alto e simbolico della civiltà dell’Urbe, da divenire monumento celebrativo: l’arco di trionfo. L’ineguagliabile perizia dei costruttori romani nell’uso dell’arco permise di derivarne anche e tecniche delle volte e delle cupole, realizzando con esse arditi e monumentali edifici sopravvissuti ai secoli.

Come nelle tante città che hanno visto, nei secoli passati, l’influenza tecnologica e culturale dei Romani, anche Grottaglie, nel suo centro storico, accoglie e mantiene diversi esempi di questo artificio architettonico, ancora oggi in grado di stupire e sorprendere per la loro apparente semplice struttura, per la loro straordinaria efficacia e per la maestria dimostrata nella costruzione. Così, al viandante curioso che decide di trascorrere un po’ di tempo a passeggio per strade e ‘nchiosce di Grottaglie, consigliamo non solo la visita di chiese e palazzi nobili ma anche di alzare gli occhi e scoprire questi umili ma altrettanto importanti testimoni dell’ingegno umano.