Parto da una brevissima considerazione storica: nel tempo passato e sui documenti ufficiali (catasto,rogiti ecc.) il numero degli abitanti di un luogo si identificava col termine “fuoco” con il quale veniva indicata una famiglia tipo, di circa 3 o 4 componenti.

L’importanza del focolare

Questo ci fa capire l’enorme importanza di un focolare, attorno al quale ruotava tutta la casa, la sua vita e la sua gestione!
Quel fuoco aveva molteplici funzioni: si cucinavano cibi poveri,certamente, ma ci si sedeva attorno e, accompagnati da quel meraviglioso calore, si raccontavano storie, fiabe,esperienze vissute e racconti. Il tutto condito da un meraviglioso odore di fumo e di cibo che, magari, bolliva nella “pignata! Con un termine moderno, direi che quella fiamma svolgeva un’azione “centripeta”!

I bambini ascoltavano attenti i racconti degli adulti, a bocca aperta, sognavano, fino a che la testolina reclinava per il sonno… E il mistero di quel camino, con la sua nera fuliggine ed il buio tetro che deglutiva le faville del fuoco?
Nella notte dell’Epifania poi… subentrava la magicità, il mistero,la fiaba, il sogno, l’aspettativa, la speranza… e chi non ha mai pensato che attraverso quel condotto nero arrivasse la Befana… magari con un po’ di castagne, arance e mandarini?Lo abbiamo pensato tutti!

L’accensione del fuoco

La vigilia di Natale, dopo aver recitato l’Ave Maria, si accendeva un bel pezzo di legno.
Era un atto molto importante, quasi solenne, che spettava al capo famiglia e, mentre egli portava il ceppo al focolare, in Abruzzo si usava cantare:
Si rallegri il ceppo,
domani è il giorno del pane,
ogni grazia di dio entri in questa casa,
che le donne facciano i figlioli,
le mucche vitelli, le pecore agnelli,
abbondi il grano e la farina,
si riempia la botte di vino.”

Il ceppo doveva bruciare fino all’alba del giorno di Natale, ma non doveva consumarsi completamente, e lo si accendeva ogni notte fino all’Epifania affinchè portasse fortuna. Il focolare, quindi, era il centro della vita famigliare, e il camino era il tramite misterioso che introduceva nel mondo dell’ignoto dal quale scendeva alla fine la tanto agognata… Befana.

Si comprende quindi quale fascino avesse ogni manifestazione del fuoco, in particolare le faville che guizzavano in aria per “spengersi” (toscanesimo) nella cappa del camino, come si legge in una poesia di Enrico Panzacchi:

Siedono i bimbi attorno al focolare
e pigliano diletto
coi visi rubicondi, a riguardare
le monachine mentre vanno a letto.
O monachine scintillanti e belle
che il camin nero inghiotte,
volate forse a riveder le stelle?
buona notte faville, buona notte!
Mandano i tizzi un vago scoppiettio,
mentre che voi partite;
forse è una voce di gentil desio,
che vi prega a restar, ma voi salite.
Ma voi salite frettolose, a schiere,
però che giunta è l’ora,
e vi tarda le stelle a rivedere,
e a sé vi chiama una miglior dimora…

(Pittura di Cafiero Filippelli)