Qualche giorno fa mi e’ stato regalato da un amico questa foto: è firmata dal bravo fotografo locale Vito Miale.

Mutata Fornaro, conosciuta come la “cicurara, simbolo e testimonianza di un’età perduta,di un mondo dimenticato e bagnato da lacrime, sangue, sacrificio e… buon senso.
Tutte cose ormai… perse nella freneticità del contemporaneo.
Quando si raccoglieva cio’ che il cielo dava nella sua benignità…
La vecchia dalle gibbose spalle, curve, che sorreggevano un sacco di juta, una zappetta, un coltello dalla punta ricurva: eccola, l’eroina della terra, alla perenne ricerca,con calma, pazienza e riflessione, di cicorie selvatiche, che lei stessa consumava nel suo focolare o poi rivendeva al mercato o ai privati. Era così inclinata nel suo faticoso incedere che, con la testa avvolta in un vecchio fazzoletto, quasi toccava terra, si confondeva con essa… Ritornava in vita all’elemento a cui sarebbe ritornata in morte, diventando polvere.

Un mondo in cui si viveva veramente con poco, gli sprechi non esistevano, sia nel mangiare che nel vestire: infatti pantaloni e camicie erano piene di toppe e rattoppi e le scarpe nuove erano per pochi eletti! “Il presente è il frutto del passato e porta in sè i germi del futuro” cosi recitava una famosa frase….Tutto ciò che siamo ora, noi, il nostro presente, i nostri figli, la nostra realtà, lo si deve a un passato fatto dai nostri antenati che combattevano una silenziosa guerra nel quotidiano per portare a casa il tanto duro “pane”.

Ma a chi dirlo? Il sazio non potrà mai capire l’affamato!